Sondre Lerche – Please

Trarre ispirazione dalle delusioni, amorose e non, è un clichè abbastanza comune di molti artisti. Il risultato, in genere, sono canzoni strappalacrime e/o melanconiche sul quanto era bello (o brutto) prima e molte altre variazioni sul tema. Da relazioni terminate sono nati grandi capolavori (ma anche robaccia).

Meno comune è invece tirar fuori un disco che, pur senza andare off topic, riesca ad infondere tutt’altro mood. Per la serie “manuali di musica pop”, Sondre Lerche e il suo nuovo album. Please, ascoltate con attenzione.

sondrelerche_pleaseLa carriera di Sondre Lerche, nonostante la moderatamente giovane età (sì, bisogna farsene una ragione, sopra i 30 bisogna quantomeno aggiungere “moderatamente”) è già lunga e di ottimo successo. Prima di Please, il musicista norvegese aveva già messo nello scaffale sei dischi che, nonostante qualche alto-e-basso, hanno tutti riscosso una buona risposta del pubblico, mostrando soprattuto le capacità di Lerche di svariare abilmente tra diversi generi musicali.

Se l’etichetta di musica pop (nel senso più alto del termine) sembra la più adeguata a descrivere la sua produzione, Lorche farcisce le sua canzoni di jazz, rock, funky, folk e molto altro. Il tutto mostrando sempre di saper arrivare dritto a chi lo ascolta.

Bad Law, che apre questo suo nuovo lavoro, non potrebbe essere un miglior biglietto da visita: un pop dalle ritmiche funky (in questo vicino a At A Loss For Words), capace di far passare come la cosa più naturale del mondo una composizione estremamente intricata e “complessa”. Se da un lato Legends vuole essere cantanta a squarcia gola correndo verso la spiaggia, in un pezzo come At Times We Live Alone (la mia preferita del disco) tutto il background jazzistico del norvegese si manifesta palesemente, senza mai rinunciare ad un raffinatissimo gusto melodico.

(Parentesi: voglio sottolinearlo ancora. At Times We Live Alone è un pezzo incredibile. Con la sua ritmica sospesa a mezz’aria e la voce a fare la melodia. Un pezzo da manuale e da brividi. Forse in questo giudizio gioca un ruolo il mio amore verso il jazz, ma a prescindere dai gusti, dal punto di vista della composizione, è una canzone impeccabile)

E poi sì, c’è spazio anche per la malinconia, nonostante Lerche “non sia un sentimentale”, come dice in Sentimentalist, o in un pezzo come la bella e agrodolce Lucky Guy. Il disco si conclude poi con la “sconnessione” di Logging Off, coronata da un lungo solo di tromba nel finale.

Se tutto il pop fosse come Please, sarebbe un mondo migliore. Purtroppo non è così. E per confermarlo, da sporchi cinici noi possiamo gioiere delle disgrazie di Sondre Lerche che hanno portato a questo bellissimo disco.

Un pensiero su “Sondre Lerche – Please

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