Chris Tenz – Nails Through Bird Feet

Peppe Trotta per TRISTE©

Quando ti ritrovi davanti un album di famiglia sai già che sta per aprirsi un varco attraverso cui sarai trasportato indietro nel tempo. Si rimane impigliati per lassi di tempo lunghi, spesi a cercare di ricordare persone e ricostruire avvenimenti e relative sensazioni.

Almeno è quel che succede a me quando, a casa dei miei genitori, mi ritrovo in mano uno di questi magici oggetti. Navigare nel passato lascia riaffiorare ricordi piacevoli e ti fa a volte ritrovare volti non più familiari.

Ma ognuno ha il suo passato e non per tutti è costituito principalmente da luci, anzi a volte accade che siano le ombre a dominare.

ChrisTenz
Chris Tenz vive a Londra, ma giunge dal Canada e soprattutto da un passato complicato, da cui lentamente si sta staccando, anche attraverso l’aiuto della musica. Dopo l’esordio di Forlorn Memories (2009) e il seguente Frozen Arms (2011) pubblica adesso il suo terzo disco, un lavoro preparato per cinque lunghi anni.

È un viaggio a ritroso, alla ricerca di sensazioni sfuggenti e a tratti dolorose, quello narrato da Nails Through Bird Feet, un percorso accidentato durante il quale la voce di Tenz rimane costantemente un flebile sussurro che si fa spazio tra spettrali fraseggi di chitarra fuse con trame elettroniche e registrazioni ambientali che convergono verso un vorticoso universo interiore.

La title track, divisa in tre parti (di cui due in sequenza), rappresenta il nucleo centrale del disco sintetizzandone l’andamento mutevole che passa dai toni da soffusa confessione dell’iniziale Cunty alle convulse  ascendenti spirali di And Elbows.

Pur trattandosi di un album fortemente intimo, Tenz ha scelto di condividere l’elaborazione di questo suo percorso catartico con altri artisti (tra cui Richard Adams, Fieldhead e Machinefabriek) che hanno saputo  immergersi perfettamente nell’atmosfera, dando un loro personale e riconoscibile contributo senza snaturarne l’essenza.

Non è affatto semplice raccontare un disco come Nails Through Bird Feet, la cosa migliore che posso fare è consigliarvi di schiacciare il tasto “play” e abbandonarvi  al nebbioso flusso dei suoni.

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