Jordan Rakei – Origin

Jordan Rakei

Carlotta Corsi per TRISTE©

Sono sempre stata molto affascinata dalla scienza e da tutto ciò di cui in realtà conosciamo poco: l’universo, il suo perché, le stelle e i pianeti che fanno il girotondo attorno al sole m’incantano, come una bambina che vede le luci colorate per la prima volta.

Nel tempo ho sviluppato questi interessi ed ho scoperto tutte le ramificazioni di origine antropologica e metafisica, troppo fascinose per me. Insomma, ho stretto la mano alla Hack, mentre strizzavo l’occhio a Paolo Fox.

Una congiunzione astrale, che si è verificata nell’ultimo periodo della mia vita, ha permesso, dopo tanto penare, il concatenarsi di alcuni eventi molto favorevoli e anche il ritorno del buonumore che so già esser passeggero, quindi, ho deciso di sfruttare il momento per ascoltare qualcosa in linea con questa parentesi felice e  Orgin di Jordan Rakei mi è sembrata la scelta migliore per facilitare l’attivazione della mia ghiandola pineale.

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The Comet Is Coming @Monk – Roma, 10/05/2019

Foto di Davide Tozzo

Emanuele Chiti per TRISTE©

Il pericolo hype ingiustificato per un qualunque nuovo progetto che venga da Londra e che veda tra le sue caratteristiche rimandi al jazz e al funk più o meno di “settantiana” memoria, è dietro l’angolo.

Sui The Comet Is Coming, comunque, un primo indizio a favore si intuisce appena si vede chi ha pubblicato l’ultimo disco, Trust In The Lifeforce Of the Deep Mystery: la Impulse Records, che in ambito jazz (e non solo) non ha assolutamente bisogno di ulteriori presentazioni.

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Loyle Carner – Not Waving, But Drowning

Carlotta Corsi per TRISTE©

Mi ricordo la superfice ruvida e leggera dell’acetato nelle tute che i ragazzini, di cui immancabilmente mi prendevo una cotta spaventosa, portavano alle medie: di quelli che poi, al liceo, sono decisamente i più fighi, ma che spesso e volentieri rimangono nell’angolo, a rollarsi in silenzio la canna che fumeranno di nascosto e in solitudine nel bagno.

Insomma, ho sempre avuto un debole per certe sottigliezze e il mio professore di italiano mi ha sempre messo in guardia, ripetendomi occasionalmente quanto fossi troppo “crocerossina”.

Sant’uomo. Avrei dovuto ascoltarlo davvero.

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Fergus – Purple Road

fergus

Francesco Amoroso per TRISTE©

Pur non essendo affatto religioso (anzi pur tendendo ad ignorare la religione in ogni sua forma ed espressione), saltuariamente mi capita di entrare in una chiesa (di solito per ammirarne le opere d’arte o l’architettura) e rimanere profondamente colpito dalla sua atmosfera raccolta e austera, se non addirittura mistica (ma, essendo troppo materialista, sarei in difficoltà a usare questo termine).

Capita raramente con le grandi cattedrali e con le chiese barocche che, per quanto piene di mirabili opere d’arte, ostentano di solito una certa tracotante opulenza. Più spesso si verifica con piccole cappelle di campagna o con chiese in cittadine di provincia: buie, fresche, silenziose, composte.

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noname – Room 25

Giacomo Mazzilli per TRISTE ©

Ultimamente ho viaggiato molto: Parigi, Svizzera, alpi francesi, Carrara e adesso Atene, tutto nel giro di quattro settimane. Quando ieri sera sono rientrato a casa (più tardi del previsto dato che mi hanno perso la valigia), ho subito preso le scarpe e sono andato a correre sulla corniche marsigliese: quella terrazza sul mare che dalla spiaggia dei catalans scorre fino a quella del profeta. Volevo sentire il profumo del mare entrare nei polmoni e rigenerarmi le cellule ed i neuroni.

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Suede – The Blue Hour

Francesco Giordani per TRISTE©

Quello con gli Suede è per me, ormai da più di vent’anni, un appuntamento fisso.

Vidi per la prima volta un loro videoclip in un domenica imprecisata del 1997 – si trattava del bellissimo, e già controverso, Lazy

Il primo disco comprato arrivò un poco più tardi, nella primavera del 1999 ed era quell’Head Music che proprio adesso mi guarda, come un pregiato reperto di età remotissime, dalla scrivania su cui sto battendo queste frasi (sempre adorabile la duplice silhouette mascolino-femminina concepita con gusto cyberpunk da un ispirato Peter Saville per la copertina).

Su questa band ho scritto il mio primo articolo musicale importante, nel 2006. Su questa band ho scritto, esattamente e volutamente dieci anni dopo, anche il mio ultimo articolo musicale importante pubblicato su rivista.

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Ezra Collective @Monk Club – Roma, 22/07/2018

Agnese Sbaffi per TRISTE©

In ritardo come al solito arriviamo al concerto degli Ezra Collective al Monk.

Al volo prendo una birra prima di entrare e il ragazzo al bar mi dice che “il gruppo spalla” ha iniziato da qualche minuto. Il suo gruppo spalla è il mio main event della sera e quei pochi minuti di ritardo mi pesano come un macigno quando mi rendo conto che hanno aperto proprio con The Philosopher, brano presente nel loro ultimo lavoro Juan Pablo: The Philosopher.

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