Jimmy Whispers @Spazio Senza Tempo – Milano, 25/01/2016

Sara Timpanaro per TRISTE©

In questi giorni si è tanto parlato di diverse sfumature di rapporti e relazioni. A prescindere dai pensieri personali, a costo di essere banali, quello che speriamo possa prevalere è il sentimento che unisce tra loro le persone: l’amore.

L’amore ha sempre generato molte domande, ed è ciò che più entusiasma lo spirito umano. Molti artisti lo hanno cantato, dipinto, scritto. Insomma l’amore muove dinamicamente i nostri più intimi sentimenti.

Esistono diverse manifestazioni dell’amore e tra queste quello romantico è sicuramente il più gettonato, perché catalizza l’idealizzazione della persona amata.

JimmyWhispers_MilanoE’ in questa ondata di amore romantico, idealizzato, soggetto ad aspettativa amorosa e molto spesso non ricambiato, che arriva a Milano il sound agrodolce di Jimmy Whispers, in una location intima e lontana dal frastuono della città.

Originario di Chicago, Illinois, centro nevralgico del jazz e del blues, e punto di partenza della house music negli anni ’80, Jimmy Whispers, prima ancora James Cicero dei Light Pollution, utilizza il suo vero nome per questo progetto solista. I suoi demo pop alla tastiera attirano anche l’attenzione di Ariel Pink, che lo inviterà ad aprire i suoi concerti.

Con modi bizzarri e vivaci ha intrattenuto l’intimo pubblico dello Spazio Senza Tempo (per questa serata organizzata dalla rassegna di secret concerts 99), dove ho avuto modo anche io di apprezzare tutta la sua creatività. Inizia la serata con l’Intro che apre il suo lavoro Summer in Pain (“The greatest bedroom popper, poppers, in the tri-state area!”) come se fosse il gioco di un bambino alle prese con i suoi attrezzi sonori.

I suoi testi disarmanti e sinceri invitano ad uno sguardo più intimo sulla mancanza d’amore: in Paint my Love canta “ I wanna change the way I feel tonight/I wanna love again”, in Micheal Don’t Cry afferma invece che “Love is easy when you don’t give a shit”, ed infine in Summer Pain “Life is easy when you want to die”.

Eccola la nostra generazione, che in tema d’amore è sempre più confusa e brava a mimetizzarsi dietro le proprie angosce. Ancora, è la sincerità di questo artista a risaltare: in poche semplici parole riesce ad esprimere tutta la sua malinconia in chiave decisamente pop.

In Keeping Me High, dice: “Talking to myself/ I don’t know what I’m saying/ I don’t know what’s wrong with me“, per poi perdersi nuovamente nel timore dell’altro con I Get Lost in you in Summertime (chi non si è innamorato anche per pochissimo, ma fortissimamente in estate?), per poi riapprodare nella fredda realtà dell’inverno, chidendosi “Tell me that the love you have wasn’t real“ in Heart Don’t Know.

A volte il lunedì sera milanese può sorprendere e regalare tutti i colori dell’arcobaleno, nonostante l’umidità che rende tutto piatto, e può raccontare dell’amore con la sincerità e l’umiltà che solo un artista può fare.

L’amore è la cosa più bella, ma resta una rarità (per alcuni).

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