Adorable – Against Perfection

adorable_againstperfectionFrancesco Amoroso per TRISTE©

Ci sono quelle band che hai amato, magari intensamente, per qualche anno, o anche solo per qualche mese e che poi hai abbandonato, lasciandole lì in un angolo del tuo cervello (e del tuo cuore), dimenticate ma non cancellate.

E lì, in quell’angolino, sono rimaste fino a quando, decine di anni dopo, un incontro casuale su internet, il ritorno sulle scene di uno dei suoi membri o una qualsiasi altra causale circostanza, non te le ha fatte tornare in mente all’improvviso.

Allora non puoi che correre ad ascoltarle di nuovo e sai già che l’amore si rinnoverà immediatamente, anche se per una sola volta ancora, prima di tornare ancora in quel dimenticatoio pullulante di grandi e fugaci amori musicali.


E’ così che è capitato a me (ma, sarei pronto a giurarci, a tanti miei coetanei) con gli Adorable, la band di Coventry che è arrivata, nella storia della musica inglese, con tre anni di anticipo o con tre anni di ritardo, ma, in ogni caso, al posto giusto nel momento sbagliato.

Gli Adorable ebbero, infatti, all’inizio degli anni ’90, un momento di fugace successo con alcuni singoli (due dei quali furono scelti come singoli della settimana da NME) e due album usciti tra il ’93 e il ’94 per poi svanire pressoché nel nulla, come accadde a tante band dell’epoca. A differenza, però, di tanti contemporanei, fino a qualche anno fa, era molto difficile sentire parlare di loro anche ai nostalgici del periodo.

Probabilmente il motivo principale di questa dimenticanza (che in alcuni periodi divenne una sorta di “damnatio memoriae” da parte di certa stampa specializzata britannica) è dovuto proprio al loro essere arrivati troppo tardi per la scena shoegaze/dream pop e troppo presto per il brit pop, così da non riuscire mai ad essere annoverati tra gli esponenti dell’uno o dell’altro fenomeno, pur avendo nel loro suono e nella lora attitudine punti di contatto con entrambe le scene.

adorable_againstperfection2All’inizio degli anni ’90 (credo di averlo già detto altrove) non era difficile procurarsi le riviste musicali inglesi, né riuscire ad accaparrarsi album e singoli di cui quelle riviste tessevano le lodi. Inoltre gli Adorable incidevano per la Creation, etichetta che oramai era un punto di riferimento per chiunque amasse la musica indipendente inglese (Primal Scream, My Bloody Valentine Slowdive, Ride…). Così fu quasi d’obbligo acquistare e ascoltare i singoli degli Adorable. E adorarli da subito.

Del resto i giovani inglesi capitanati dall’anglo polacco Piotr Fijalkowski avevano davvero tutto quello che serviva per farsi amare: Against Perfection, il loro album d’esordio (che conteneva anche alcuni dei singoli già editi) era (è) il suono dei vent’anni, un’età in cui si sente di avere davanti a sé tutta la vita da aggredire e godere.

Il loro suono fatto di chitarre effettate che esplodono e si rincorrono, immerse in strati di distorsioni o libere di elevarsi cristalline, aveva molto della matrice shoegaze di quegli anni, eppure era allo stesso tempo ben più epico e travolgente, più focalizzato sulla costruzione di una melodia istantaneamente riconoscibile che sulla creazione di un’atmosfera. Non è un caso, così, che l’album d’esordio sia composto da brani che avrebbero potuto ambire, tutti, allo status di singolo: canzoni piene di personalità, riconoscibili e immediate come Favourite Fallen Idol, A To Fade In o Sistine Chapel Ceiling.

Fijalkowski, con la sua voce carismatica e tormentata, declamava con una certa sfrontata enfasi testi introspettivi e poetici, sempre in bilico (come ogni post-adolescente che si rispetti) tra vitalismo esasperato (“I don’t want to be faded skin / I don’t want to fade out / I want to fade in / I want to fade in”) e disperazione (“Can you see me? I can’t see myself / Can you hear me? I can hardly hear myself”).

Eppure, nonostante la banda avesse tutte le carte in regola per diventare una pietra miliare della musica indipendente inglese (“Tu sei Piotr e su questa pietra…”), nonostante di lì a poco sarebbe esploso il brit pop, che avrebbe fatto la fortuna di tante band dal potenziale e dalle capacità decisamente inferiori a quelle dei nostri, e nonostante, infine, l’immediato, per quanto effimero, successo di critica e pubblico, gli Adorable non sono mai stati la band di riferimento di nessuno, non hanno sfondato, non sono rimasti nell’immaginario degli “indie kids”, né hanno influenzato i musicisti delle generazioni successive.

E’ ironico che, alla fine, a causa della loro peculiarità, del loro non essere catalogabili, gli Adorable siano divenuti per tutti proprio quel ricordo sbiadito che tanto desideravano non diventare mai.

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