Bendith – S/T EP

bendith_epGiulia Belluso per TRISTE©

Quando ero bambina ricordo che insieme a mio fratello passavamo interi pomeriggi a progettare e erigere vere e proprie fortezze.

Spostavamo i letti, prendevamo tutti i cuscini di casa e qualche peluche per definire l’altezza del feudo e con lenzuola e coperte creavamo passaggi segreti e tetti del nostro impero.

Immaginavamo persino di avere il perimetro circondato da un fossato pieno di coccodrilli per ostacolare gli assalitori e ogni volta che dovevamo uscire ci affidavamo al nostro solido e ben costruito ponte levatoio interamente creato da morbini cuscini in piuma d’oca.

Quando si è piccoli si ha una fantasia dolce e bizzarra.

E’ per questo che oggi vi porto con i Bendith in Galles, paese ricco di storia medievale e tra quelli che, in Europa, posseggono il maggior numero di castelli.

Bendith è un progetto che nasce dalla collaborazione tra Carwyn Meurig Ellis (Colorama), Gwilym Bowen Rhys e Marged Eiry Rhys (Plu) inaugurato con un album omonimo nel 2016, nel quale la maggior parte delle canzoni sono ispirate alla contea di Carmarthenshire dove Carwyn ha passato la propria infanzia. Per questo i dieci brani che compongono l’album parlano di famiglia, infanzia e ricordo delle proprie radici.

Già dal primo ascolto le mie orecchie rimangono estasiate dalla delicatezza delle sonorità, soprattutto per lo scenario dal sentore bucolico, per il songwriting creativo, e per l’introduzione di una strumentazione classica grazie all’apporto dei giovani Georgia Ruth e Patrick Rimes che, con violini, violoncello, contrabbasso e arpa, regalano un tocco orchestrale alle canzoni.

Dopo aver pubblicato l’album nell’ottobre dello scorso anno, i Bendith pubblicano nel febbraio del 2017 un EP composto da 5 tracce di cui due già edite (Dinas e Mis Mehefin) due inedite (Cân Am Gariad e Hwiangerdd Takeda) e l’ultima, Dan Glo (Fersiwn), remix della precedente versione contenuta nell’album di debutto.

Stilisticamente il progetto si potrebbe collocare tra il folk, il pop e, appunto, le melodie popolari gallesi, visto che la musica gallese sembra appartenere ad un genere del tutto personale (già nel XIX sec. il Galles era defino “the land of song”).

Bendith, che sembra essere davvero una Benedizione, riesce perfettamente a creare la giusta armonia tra pop folk (Plu), psych folk (Colorama) e strumentazione classica, dando vita a melodie ipnotiche perfette per la meditazione, riuscendo a catapultarmi nello scenario delle rovine del castello Dinas Brân, grazie alla bellissima e strumentale Dinas (ispirata alla valle del Dinas).

Questa collaborazione dà vita a qualcosa di estremamente aggraziato e stupefacente, riuscendo a farmi immedesimare in quegli scenari medievalI che tanto amavo da bambina, quando, con mio fratello, difendevo il nostro castello da fieri e combattivi assalitori.

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