Phoenix – Ti Amo

Francesco Giordani per TRISTE©

“IO TI AMO. Al proferimento non viene data nessuna collocazione scientifica: io-ti-amo non rientra nel campo della linguistica né in quello della semiologia. La sua istanza (ciò da cui si può cominciare a parlarne) sarebbe semmai la Musica”.

Così annotava Roland Barthes nei suoi Frammenti di un Discorso Amoroso, libro uscito esattamente quarant’anni fa, che sentitamente consiglio di leggere e rileggere sotto gli ombrelloni di questa nuova estate italiana, che non passa mai di moda.

Soprattutto fuori dall’Italia.

Lode dunque ai Phoenix che, in ottemperanza alla regola retorica fissata dal Barthes Innamorato, firmano il loro disco(rso) amoroso. Perché sì. Ti Amo è un disco d’amore. Inevitabile dunque che sia anche un disco molto, a tratti esageratamente, italiano. Ma soprattutto estivo.

I Phoenix mettono a nudo la loro anima latina, come si suol dire. Ed è subito Dolce Vita, paesaggi costieri che si accendono in iconico “scenario”, città che si trasfigurano in Cinecittà mediante un repentino cambio di luci, persone che diventano Personaggi e cominciano così ad addentrarsi nella loro Avventura. D’Amore, ovviamente.

Ti Amo è un disco che profuma di crema solare, bagnoschiuma sulla pelle scottata, granita e Cucciolone dalla prima all’ultima nota. Un disco fatto di baci furtivi su scomodissime sdraio corsare ed occasioni colte al volo con sguardi vogliosi quanto rapaci all’ombra di un jukebox che spara la canzone giusta al momento giusto (Buzzcoks o Beethoven fa lo stesso, ci dicono loro, un po’ come Champagne o Prosecco).

Un disco che ci rimanda a languide notti abbracciati l’uno all’altra in riva al mare, con la sabbia che resta incollata ai capelli solo per farli brillare di una luce gloriosamente cinematografica al primo spuntare dell’alba.

Un disco, insomma, che farà innamorare chi ha avuto la fortuna d’innamorarsi d’estate almeno una volta. E che indispettirà tutti gli altri, probabilmente, per la sua frivolezza, la sua logorrea impertinente, un po’ gonfiata, un po’ facilona… Ascoltate le splendide Tutti Frutti, Fior di Latte, Fleur de Lys, Role Model e Goodbye Soleil, pompate ad arte nel loro calibratissimo quanto sofisticato hypnagogic pop e capirete: un’effervescenza di bollicine sonore che svaporano nel bicchiere ghiacciato, alla luce calda di interminabili tramonti color Negroni.

Perché quella di Ti Amo è soprattutto una storia d’amore in dieci puntate, non una di più non una di meno, un piccolo serial erotico, un hard boiled sul filo di sentimenti intermittenti, che vanno e che vengono, ora bollenti ora romantici ora smaccatamente riccionesi/vanziniani.

Barthes ammonisce: “Dis-cursus indica, in origine, il correre qua e là, le mosse, i «passi», gli «intrighi». In effetti, l’innamorato non smette mai di correre con la mente, di fare nuovi passi e d’intrigare contro se stesso. Il suo discorso non esiste mai se non attraverso vampate di linguaggio che gli vengono in seguito a circostanze infime, aleatorie.”

Ed ecco allora corteggiamenti affilati a bordo piscina, lettere d’amore matte e disperatissime che stanno tutte in un sms, telefonate intercontinentali, fughe e inseguimenti rocamboleschi che neppure Arsenio Lupin e Fujiko Mine, alcove di fortuna, astuti giochi di seduzione e improvvise vampe di gelosia, pensieri sporchi e candore bambino, quasi fosse davvero un film della Coppola (moglie del resto del cantante e paroliere Thomas Mars).

E ci sarebbe poi da parlare non poco dell’italiano spavaldamente inventato e poeticamente storpiato (da molti invero anche dileggiato) di queste canzoni. Un italiano che pare l’inglese di Battiato (esplicitamente nominato in Ti Amo, assieme a Lucio: Dalla o Battisti? Propendiamo per il secondo), un italiano per stranieri in vacanza, un italiano che è la lingua universale dell’amore, forse, non importa chi lo parli, mi vien da pensare, se è pur vero che l’amore è una vacanza e l’Italia il paese dove la vacanza è sogno e il sogno una vacanza e così via… Ma non si parli di omaggio. Piuttosto di miraggio. L’Italia di canzoni come Via Veneto o Telefono affascina e conquista perché non vera, bensì sfrenatamente immaginata, al riparo da virtuosistiche ricostruzioni letterali. Un’Italia infinita come un’idea e come un’idea immortale.

Forse non ai livelli del capo d’opera Wolfgang Amadeus Phoenix, che valse ai francesi imperitura gloria internazionale (e pure un Grammy), Ti Amo si lascia pur tuttavia amare subito. Così. Una cotta perfetta, istantanea, impulsiva. Che a settembre forse, alzando i tacchi, non tarderà a presentare il salatissimo conto della disillusione.
Ma nel frattempo: che bello.

Anzi: che belooo, come canta l’innamorato Thomas Mars.

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