Le Firme di TRISTE© – Top 5 2017

Eccoci.

Manca poco al Natale. Ancora siamo presi col lavoro, con i preparativi, con i regali.

Però io (Vieri) il modo di stressare i nostri collaboratori e farmi consegnare le classifiche di fine anno l’ho trovato.

Quindi eccovi le scelte della redazione di TRISTE©. Alcune delle nostre firme sono ormai “storiche”, altre si sono aggiunte quest’anno. La famiglia TRISTE© si modifica e cresce, ma sempre intorno alla nostra comune passione.

Noi prossimi giorni come sempre ci saranno anche “altre classifiche”. Ora intanto beccatevi queste Top 5 (come sempre in rigoroso ordine alfabetico).

Albert Brändli

Non ho mi amato classificare le cose. Non esiste meglio o peggio, giusto o sbagliato.
Più semplicimente mi lascio trasportare dalle emozioni. Quindi, nelle righe successive, non troverete una classifica, bensÏ i cinque album che hanno suscitato in me un’emozione. Potrei aggiungerne altri, ma il capo non vuole.
P.s. Per queste feste rimpinzatevi, sì, ma di buona musica.

Feist – Pleasure Un cameo nel film dei Muppets, una cover dei Mastodon, cinque anni di silenzio. Sta bivaccando? Inaspettatamente Pleasure. Niente pianoforte nè raffinatezze. Solo chitarre lo-fi e tanto pathos. Immensa!

Grizzly Bear – Painted Ruins Un mélange di suoni che spaziano dal Chamber-Pop all’electro, fino ad arrivare al “prog” più all’avanguargia del 2017. Certo non è poco, eh!

Daughter – Music From Before the Storm Apocalittico! Non servono troppe parole se di mezzo ci sono i Daugther. Il Futuro è già qui!

Jesse Woods – Autoflower Blues, Country e Folk, si fondono in un unica anima. Brioso e leggero all’ascolto, sa ben celare parole amare.

Timber Timbre – Sincerely, Future Pollution Dark nel profondo, animo Glam. Innovativo e temporalmente incollocabile allo stesso modo. Immancabile!

 

Giulia Belluso

5. Kevin Morby – City Music Uno dei dischi che ho divorato tutto d’un fiato e subito amato. E’ uno disco dalla bellezza disarmante, uno di quelli dove non puoi preferire una traccia ad un’altra perché sono tutte incantevoli (e che ve lo dico a fa?)

4. Methyl Ethel – Everything Is Forgotten Umorismo, sarcasmo e teatralità, uno degli album che più ho atteso, un capolavoro musicale dalla voce androgina e suoni decisamente assuefacenti.

3. Timber Timbre – Sincerely, Future Pollution Io adoro le voci maschili. Questo è un vero e proprio dato di fatto, e questo LP non ha fatto altro che farmi sciogliere come cera al sole. Azzardo con un “Lussureggiante!”

2. Daughter – Music From Before The Storm Sembrano non sbagliare mai un colpo, ogni loro disco è unico e prezioso e la voce di Elena è delizia per ogni tipo di orecchio.

1. Grizzly Bear – Painted Ruins Il disco di cui vado più ghiotta, e per questo l’ho inserito in tutte le mie playlist: quando corro, quando sono in macchina, quando sono al pc, in ogni circostanza con i Grizzly non sbagli mai. In fondo chi non li ama?

 

Emanuele Chiti

5. Mount Eerie – A Crow Looked At Me Poche parole: un concept sulla morte della moglie di Phil Elverum (Mount Eerie, per l’appunto) che trasuda per paradosso bellezza da ogni nota suonata. Si potebbero passare giornate ad ascoltare i dischi di Mount Eerie senza stancarsi mai. Perfetto per queste giornate troppo presto buie.

4. Kendrick Lamar – Damn Il più grande fenomeno rap/mainstream del momento (e non capiamo perché in Italia non sia proprio così…o forse sì, ma è un’altra storia, un po’ triste, senza ©) in un disco che riduce gli stupendi svolazzamenti di To Pimp A Butterfly ma rispecchia in pieno lo zeitgeist dell’America di Trump. Una bomba.

3. Angel Olsen – Phases Una selezione di b-side, demo, rarità che testimonia la bravura della voce femminile più convincente dell’ultima leva USA (sì, anche più della Van Etten). Un viatico meraviglioso in attesa del prossimo album vero e proprio (in tour nella prossima primavera e non vediamo l’ora).

2. (Sandy) Alex G – Rocket Forse tra i più grandi ai giorni nostri. Classe ’93, scrittura solida, l’unione tra il folk e il cantautorato indie con sonorità più attuali, fanno di Rocket uno dei simboli del 2017 in musica. Diventerà ancora più grande.

1. Protomartyr – Relatives In Descent Quanto di più completo possa piacere agli amanti del caro, vecchio, morto (?) rock: un’escursione sonora che parte dalla fine dei settanta per arrivare ai giorni nostri. Il disco della maturità.

 

Francesco Giordani

5. Magnetic Fields – 50 Songs Memoir Siccome, non si fosse capito, siamo qui sempre e solo per le canzoni, non poteva mancare una specialissima menzione d’onore per chi, su tale magnifica ossessione, ha edificato, anno dopo anno, la propria biografia. Che ora diventa, a sua volta, canzone. Anzi: canzoni. Cinquanta per la precisione. Una per anno. Già solo l’idea è un capolavoro. E i cinque dischi, credetemi, sono anche meglio.

4. Ariel Pink – Dedicated To Bobby Jameson Parlerò dopo di James Murphy e della sua grandezza. Ma non si taccia nemmeno il genio pop spericolato di questo bislacco autore che farebbe la fortuna di tanto mainstream scialbo, se l’industria discografica avesse ancora un progetto, e che, comunque, non ci appare affatto inferiore a tanti nomi più illustri visti passare quest’anno (Beck, Arcade Fire, National, e così via…)

3. Horrors – V Gli Horrors sono oggi una band matura, esperta, intrinsecamente inglese, ricca di una sua riconoscibile scrittura musicale, sempre capace di piccole ma significative intuizioni. A cominciare magari dalla splendida Something To Remember Me By, “la” canzone dell’anno, a parer di chi scrive queste righe.

2. Phoenix – Ti Amo Semplicemente, il miglior disco italiano dell’anno. Italiano nello stile e nell’attitudine, prima ancora che nella lingua di molte delle sue canzoni. Che sono torbide, licenziose, furbette ma anche, all’occorrenza, ipnotiche, iper-romantiche, libertine. L’estate italiana 2017, ingannevolmente usurpata dalla Riccione marpiona ed untuosa dei The Giornalisti, è stata infine tratta in salvo dal cuore grande dei The Phoenix. Per nostra fortuna.

1. LCD Soundsystem – American Dream Grande ed insperato ritorno di una delle firme più pregiate della musica americana contemporanea. L’eccitazione di inizio anni Duemila è ormai solo un ricordo danzante nella memoria collettiva di un’intera generazione, che oggi, più che ballare, traballa. Eppure James Murphy non indietreggia di un centimetro e perlustra, palmo a palmo, il catalogo aggiornato di tutte le nevrosi di un’America improvvisamente post-Obamiana, malata e sola.

 

Fiamma Giuliani

5. Diagrams – Dorothy Dal connubio tra il cantautore Sam Genders e la poetessa Dorothy Trogdon nasce questo album imperdibile per chi ama la parola e la poesia. Pezzo del cuore: It’s only light.

4. Jens Lekman – Life will see you now Ogni canzone è una storia da ascoltare e dietro una leggerezza apparente si raccontano la vulnerabilità, le paure, le relazioni umane e le tante sfaccettature della vita. Pezzo del cuore: To know your mission.

3. Florist – If Blue Could Be Happiness Dieci canzoni perfette, che raccontano sommessamente di dolore e speranza. Un disco da assaporare lentamente, per farsi emozionare a ogni canzone. Pezzo del cuore: What I wanted to hold.

2. Sodastream – Little by little Perfetto connubio di musica e testi, sonorità trascinanti e grandi varietà. E’ valsa la pena aspettare questo album dieci anni. Pezzo del cuore: Habits.

1. Aldous Harding – Party dopo un esordio folgorante, la cantautrice neozelandese si conferma capace di stupire ed emozionare, con un disco vario e mai scontato. Pezzo del cuore: Horizon.

 

Sara Timpanaro

Caro amico ti scrivo, così mi distraggo un pò, e visto che il nuovo anno è alle porte ti racconto degli album che hanno dato una bella scossa alla mia fantasia. E tu mi conosci già, sai che la mia immaginazione non ha confini, perché anche da bambina colorare dentro i bordi per me era difficile…

5. Surma – Antwerpen Il richiamo alla natura è un fatto umano. L’uomo senza natura sarebbe nulla perché le sue leggi governano il nostro organismo. Facciamocene una ragione! Surma ha unito natura, anima e musica. Che volete che vi dica, ascoltatela con anima e cuore, che poi sono la stessa cosa.

4. Ariel Pink – Dedicated To Bobby Jameson Ho sempre amato i personaggi eccentrici, che vivono fuori dagli schemi, artisti veri che hanno voglia di dedicarsi all’arte. Ariel Pink ha voluto commemorare Bobby Jameson. Io non sapevo chi fosse, scusatemi, ma ringrazio Ariel per avermi dato la possibilità di conoscere qualcosa di diverso e soprattutto lo ringrazio per la sua genialità: azzeccata, seducente e sofisticata.

3. Laura Marling – Semper Femina Seper Femina è una condizione che implica non solo il femminile. E mi dispiace che molti uomini facciano una gran difficoltà ad accogliere il femminile. Semper Femina per me è tatuato sotto pelle.

2. Timber Timbre – Sincerely, Future Pollution Sono stati la mia colonna sonora per molti viaggi in macchina. La sigaretta in bocca (so che è da multa ma all’ennesimo semaforo rosso lasciatemi fumare, santo cielo) i capelli al vento, e quell’aria un pò dark mi danno un certo non so che di fumetto noir che amo fortemente.

1. Slowdive – s/t Ho capito che la gente della nostra età ha bisogno di mettere indietro le lancette del tempo, di rivivere una seconda giovinezza, di perdersi ancora in quella psicosi adolescenziale, di sbattere le porte con forza quando le cose non vanno per il verso giusto, e mandare a quel paese tutti. Abbiamo tutti bisogno di un riscatto con il passato, perché quando ti svegli una mattina e ti accorgi che i tuo capelli sono bianchi, e le rughe sul tuo volto sono evidenti, ciò che ti salva è il desiderio di trovare quella spensieratezza che non c’è più, un pò come i capelli che stai ancora buffamente pettinando davanti lo specchio.

 

Peppe Trotta

5. Midwife – Like Author, Like Daughter L’inizio di un nuovo percorso artistico per Madeline Johnston, già nota come Sister Grotto e qui concretamente coadiuvata dal co-produttore Tucker Theodore, che ci regala un flusso magmatico di un’intensità sorprendente.

4. The National – Sleep Well Beast Una scrittura sempre più matura e un costante processo evolutivo portano Matt Berninger e soci a confezionare una nuova gemma che ulteriormente arricchisce una discografia straordinaria.

3. Iron&Wine – Beast Epic La definitiva raggiunta maturità di Sam Beam che coniuga il carattere intimo della sua scrittura con una ricchezza musicale e una coralità acquisita nel tempo e adesso tradotta in un raffinato ed equilibrato lavoro di arrangiamento segnando un ritorno ad una dimensione più quieta e confidenziale.

2. Aldous Harding – Party Una personalità magnetica che si sprigiona in tutta la sua caleidoscopica forza. Un disco ricco di soluzioni e dall’intensità costante che conferma, dopo l’ottimo esordio, la nascita di un grandissimo talento musicale.

1. Ryuichi Sakamoto – async La precarietà dell’esistenza condensata in un’ideale colonna sonora per un film che Tarkovskij non ha mai scritto. Un lavoro di sconfinata bellezza che un grande Maestro ha saputo plasmare fondendo in un unico eterno presente, la certezza del passato e l’infinita voglia di futuro.

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