Fontaines D.C. – Dogrel

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Francesco Giordani per TRISTE©

A Federico,
indimenticabile compagno di sbronze irlandesi

I Fontaines D.C. vengono da Dublino, come noto. E Dublino è stata senza dubbio uno dei luoghi decisivi della mia vita, la città che probabilmente più di ogni altra mi ha insegnato a “disoccupare” il tempo per liberare l’immaginazione, sperimentando la vita dissipata del perdigiorno e del disperato.

Arrivavo in Irlanda formalmente per un periodo di studio della lingua inglese. Una giovane vedova dublinese, così gentile da stirarmi anche le camicie senza sovrapprezzo, mi aveva affittato una stanzetta di fronte al cimitero cattolico di Glasnevin, dove ancor oggi riposa cospicua parte del pantheon patriottico irlandese.

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These New Puritans – Inside The Rose

Francesco Giordani per TRISTE©

In un periodo di per sé già piuttosto nero per il cosiddetto rock d’arte (o “art rock”, dir si voglia) britannico, un album ispirato come Inside The Rose assume quasi le sembianze di una Speranza, con tutte le maiuscole del caso.

Caduto a brevissima distanza dalle quasi simultanee morti, davvero imprevedibili, davvero strazianti, di Mark Hollis e Scott Walker (quest’ultimo Americano per nascita, ma naturalizzato Inglese quasi per destino), il ritorno dei fratelli gemelli George e Jack Barnett ravviva infatti – e nel migliore dei modi – una certa idea, così profondamente inglese, di quella che, con fare un po’ temerario, potremmo ribattezzare “canzone aperta” e che, con ogni evidenza, molto deve, tra gli altri, ai due nomi illustri citati qualche rigo più sopra.

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Massimo Volume – Il Nuotatore

Francesco Giordani per TRISTE©

Non ricordo esattamente il giorno in cui imparai a nuotare. Mi sembra, in sostanza, di saperlo fare da sempre.

Eppure ricordo il giorno in cui pedalai per la prima volta senza le rotelline laterali di supporto oppure quando imparai a memoria la prima declinazione latina, così rosa e rotonda. Ricordo esattamente il mio primo giorno di lezione all’università (si parlava di Adorno e di Minima Moralia), il pomeriggio in cui lessi la mia prima poesia di Rimbaud o quando vidi per la prima volta un videoclip dei Blur su MTV.

Malgrado tutto questo, con mio sommo rammarico, non ricordo la mia prima nuotata. Il che è assai strano avendo io iniziato a frequentare le piscine abbastanza presto, durante le scuole elementari, e potendo peraltro vantare una fulminea (quanto, in tutta franchezza, dimenticabile) carriera di poco ispirato pallanuotista.
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Paul Smith – Diagrams

Francesco Giordani per TRISTE©

Vorrei parlarvi del nuovo disco di Paul Smith.

Ma prima permettetemi di ricordare Nicholas John Talbot, aka Gravenhurst, il geniale compositore (ma anche giornalista ed epistemologo) bristoliano che esattamente quattro anni fa ci lasciava, appena trentasettenne, in circostanze tutt’oggi non chiarite.

Vidi Talbot dal vivo per la prima (e per me anche ultima) volta nel Novembre del 2010, in apertura proprio del compagno di etichetta Paul Smith. Ricordo quel concerto perché a sentire Talbot eravamo non più di otto persone contate ma soprattutto perché fu in quell’occasione che, per la prima volta nella mia vita, guidai fino a Roma – spinto un po’ a forza dall’ostinata benevolenza di un amico, che oggi ringrazio, ad affrontare ed infine sconfiggere una delle mie ataviche paure.

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Villagers – The Art Of Pretending To Swim

Francesco Giordani per TRISTE©

Ho sempre considerato il dublinese Conor O’Brien autore di superiore classe ed eleganza. Una “firma” che sa distinguersi e altrettanto facilmente imporsi già al primo accordo.

E questo sin dai tempi del francamente memorabile esordio Becoming A Jackal, felicissimo quanto imprevedibile ibrido di folk e pop orchestrale, capace di combinare Paddy McAloon, Elliot Smith, Sufjan Stevens e Andrew Bird in una scrittura di forza e sottigliezza davvero rare.

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Suede – The Blue Hour

Francesco Giordani per TRISTE©

Quello con gli Suede è per me, ormai da più di vent’anni, un appuntamento fisso.

Vidi per la prima volta un loro videoclip in un domenica imprecisata del 1997 – si trattava del bellissimo, e già controverso, Lazy

Il primo disco comprato arrivò un poco più tardi, nella primavera del 1999 ed era quell’Head Music che proprio adesso mi guarda, come un pregiato reperto di età remotissime, dalla scrivania su cui sto battendo queste frasi (sempre adorabile la duplice silhouette mascolino-femminina concepita con gusto cyberpunk da un ispirato Peter Saville per la copertina).

Su questa band ho scritto il mio primo articolo musicale importante, nel 2006. Su questa band ho scritto, esattamente e volutamente dieci anni dopo, anche il mio ultimo articolo musicale importante pubblicato su rivista.

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