Villagers – The Art Of Pretending To Swim

Francesco Giordani per TRISTE©

Ho sempre considerato il dublinese Conor O’Brien autore di superiore classe ed eleganza. Una “firma” che sa distinguersi e altrettanto facilmente imporsi già al primo accordo.

E questo sin dai tempi del francamente memorabile esordio Becoming A Jackal, felicissimo quanto imprevedibile ibrido di folk e pop orchestrale, capace di combinare Paddy McAloon, Elliot Smith, Sufjan Stevens e Andrew Bird in una scrittura di forza e sottigliezza davvero rare.

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Suede – The Blue Hour

Francesco Giordani per TRISTE©

Quello con gli Suede è per me, ormai da più di vent’anni, un appuntamento fisso.

Vidi per la prima volta un loro videoclip in un domenica imprecisata del 1997 – si trattava del bellissimo, e già controverso, Lazy

Il primo disco comprato arrivò un poco più tardi, nella primavera del 1999 ed era quell’Head Music che proprio adesso mi guarda, come un pregiato reperto di età remotissime, dalla scrivania su cui sto battendo queste frasi (sempre adorabile la duplice silhouette mascolino-femminina concepita con gusto cyberpunk da un ispirato Peter Saville per la copertina).

Su questa band ho scritto il mio primo articolo musicale importante, nel 2006. Su questa band ho scritto, esattamente e volutamente dieci anni dopo, anche il mio ultimo articolo musicale importante pubblicato su rivista.

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Anna Calvi – Hunter

Francesco Giordani per TRISTE©

È una piacevole, piacevolissima anzi, sorpresa ritrovarsi oggi di fronte ad un’Anna Calvi così profondamente cambiata.

Un’evoluzione, quella della Calvi, naturale e tutt’altro che forzata, che un disco felicemente riuscito come Hunter, sua terza fatica in studio, racconta nel migliore dei modi.

Impressione ribadita a piè se possibile ancor più sospinto anche dalla “data zero” del tour mondiale a supporto del nuovo album, consumatasi, con gioiosa (e ci auguriamo non isolata) intuizione, nel bellissimo chiostro michelangiolesco delle sempre impressionanti Terme di Diocleziano, lo scorso 14 Settembre, ad inaugurazione della rassegna multidisciplinare Ō.

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Gruff Rhys – Babelsberg

Francesco Giordani per TRISTE©

Ce ne vorrebbero a migliaia, a centinaia di migliaia, di artisti come Gruff Rhys, in questo mondo. Oggi più che mai, probabilmente.

Il gallese, noto ai più come voce e onirica penna dei Super Furry Animals, in venticinque anni suonati (in ogni senso…) di più che stimabile carriera, ha viaggiato in lungo e in largo, dentro e fuori lo spartito, a piedi o con la testa, nei vastissimi, imprevedibili, territori del verosimile; spesso e molto volentieri sconfinando anche parecchio più in là ma sempre guidato dalla scintilla di una visione benevola, pulsante, totalmente gallese, che più gallese davvero non si potrebbe.

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Goat Girl – s/t

Francesco Giordani per TRISTE©

C’è poco da girarci intorno.

Il giovane rock inglese che sta pian piano crescendo alla gelida ombra della Brexit ha il gusto amaro e pungente della disillusione. Poca melodia, poco da ridere, tanta psicoanalisi, una certa dose rinforzata di cinismo.

Cimentarsi in ardite similitudini con gli anni dei sinistri trionfi thatcheriani appare senza dubbio semplicistico. D’altra parte, come ha annotato il filosofo inglese Mark Fisher nel suo folgorante Realismo Capitalista, quello che oggi per lo più viviamo è “un’incapacità di produrre ricordi nuovi”.

Perfida, anzi crudele, ironia della Storia.

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Cabbage – Nihilistic Glamour Shots

Francesco Giordani per TRISTE©

If it’s me and yer granny on bongos, it’s the Fall.
Mark E. Smith

Un gruppo come i Cabbage, vuoi o non vuoi, mi fa tornare alla mente Mark E. Smith, l’indimenticabile volto, anima e voce dei Fall che proprio lo scorso Gennaio, e del tutto a sorpresa, ci ha prematuramente lasciati.

La provenienza di questo giovane quintetto, originario di un sobborgo di Manchester, non mente, così come non può mentire il suo spiccatissimo gusto per allucinati baccanali noise-punk e irriferibili quanto argute invettive con bava alcolica alla bocca.

A Mark E. Smith questi Cabbage, con ogni probabilità, non sarebbero dispiaciuti affatto.

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Insecure Men – s/t

Francesco Giordani per TRISTE©

Con ogni probabilità lo avrete letto.

Il settimanale New Musical Express (o NME, dir si voglia), a sessantasei anni dal suo glorioso debutto nella edicole inglesi ha deciso di porre fine una volta per tutte alla propria edizione cartacea, continuando ad esistere esclusivamente come magazine digitale.

Mi verrebbe da commentare: la fine di un’epoca, se solo questa frase non suonasse alle mie orecchie imperdonabilmente imprecisa, dal momento che di epoche che finiscono qui ce ne n’è molte più d’una, con tutta evidenza.

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