Monk Parker – Crown of Sparrows

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

Sarà perchè vivo in Italia, ma Agosto lo considero il mese del mare e della vacanza, e soprattutto il mese in cui poter staccare un po’ da tutto. Dal lavoro, sì, ma anche dalle novità musicali.

Per questo non capisco mai fino in fondo la scelta di far uscire dischi in questo periodo (quantomeno nell’emisfero boreale). Soprattutto quando gli album presentano sonorità che, al mio orecchio, associo più a del whisky e al fuoco di un camino (o di un bivacco in una prateria).

Per questo Monk Parker continua a spiazzarmi. Ma io continuo a non pensarci ed ascoltare la sua splendida musica.

Ad inizio Agosto è infatti uscito il secondo album solista di Mangham ”Monk” Parker, dopo lo splendido debut del 2015 How The Sparks Loves The Tinder, che si era guadagnato la terza posizione nella mia classifica di fine anno.

L’artista texano (già noto per il suo progetto Parker & Lily) torna nell’agosto 2017 con Crown of Sparrows, una nuova immersione nelle praterie statunitensi al suono di ballate melanconiche dal sapore folk. Ma non solo.

Come nel precedente disco Monk Parker gioca sapientemente con gli arrangiamenti, creando delle piccole suite (a volte non molto piccole, visto i 6 minuti della title track e i 7’30” di Oh Cousin) piene di “temi” sapientemente intrecciati.

Se pezzi come la splendide Gaudy Frame o Prom (forse il momento più alto del disco) si allacciano direttamente al precedente lavoro, capaci di entrare nelle viscere dell’ascoltatore portandolo sempre al limite del magone e della lacrima grazie alla loro intensità, in Crown of Sparrows troviamo con maggiore evidenza riferimenti jazz: i fiati della conclusiva Drowned Men ne sono un chiaro esempio, ma lo stesso vale per il finale in crescendo di Night Market e in generale per l’atteggiamento con cui tutto il disco sembra impostato.

Il disco con i suoi 6 pezzi è un lavoro davvero impeccabile che conferma le qualità di Monk Parker e contribuisce a consolidarne l’identità musicale: un folk orchestrale e cupo, perfettamente arrangiato ed emotivamente toccante.

Ad Agosto ho voglia di staccare da tutto, ma quando Monk Parker chiama sono pronto a immergermi nuovamente nella sua musica.

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