Hovvdy – Cranberry

Giacomo Mazzilli di TRISTE©.

Stamani su Marsiglia c’era una nube fantozziana. Mi ha sorpreso mentre mi incamminavo verso l’auto e vi assicuro che non è stato il migliore dei risvegli. Soprattutto dato che è Lunedì mattina.

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Dream Wife – Dream Wife

Giacomo Mazzilli di TRISTE©.

Ho davanti a me una donna sulla cinquantina. Capelli ricci, taglio corto. Una di quelle Parigine che non riescono ad aprire la bocca per parlare. Una di quelle persone a cui bisogna estirpare i suoni dalle corde vocali. Mi accorgo di essere italiano per la vita.

Mentre mi descrive le necessità della sua passione – credo sia la decorazione d’interni, penso ad un pomeriggio di inizio maggio. Avevo la tuta dell’adidas bicolore, una passione per Laura e uno scooter da guidare. Insomma, le necessità di un adolescente completamente osservate. Soplanala. Continua a leggere

Shame – Songs of Praise

Giacomo Mazzilli per TRISTE©

C’è una sorta di fiume sotterraneo nella cultura londinese, non sono certo io a scoprirlo, ma solo a renderne omaggio.

Penso subito a Bess, la mia ex coinquilina, stava con Johnny – fan dell’Everton e chef a Wagamama. Un ragazzo semplice e dalla faccia d’angelo, al contrario di Bess che con quelle guance paffute e l’accento di Sloane Square, faceva pensare che la sapesse lunga. Continua a leggere

The War on Drugs – A Deeper Understanding

Giacomo Mazzilli di TRISTE©.

Io, Giuliano e Mathieu. In francese avrei dovuto dire: Giuliano, Mathieu et moi. perché ci si mette sempre alla fine, è una forma di rispetto e di cortesia. In Italia spesso non lo siamo. Sto divagando, mentre cerco nel giardino del vicino l’erba più verde. Continua a leggere

Girl Ray – Earl Grey

Giacomo Mazzilli per TRISTE©

La vita è fatta di piaceri quotidiani: il pastis con vista sul Vieux Port, il Vermentino nel porto di Tellaro, la London Pride al Dove di Hammersmith con vista sul Tamigi.

Ah, Baudelaire.

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The XX – I See You

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Giacomo Mazzilli, TRISTE®

Spesso mi rendo conto che ho fatto delle iperboli il mio stile di vita. Affermazioni che sono ben al di là del loro valore reale. Forse per creare scompiglio – sorprendere – forse per rimarcare un punto di vista; io che spesso non dico.

It’s dangerous, compensare le poche parole dette con la ferocia di quelle urlate. Un comportamento che ha solo valore statistico e che nella realtà offende e innamora, difende  e logora.

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Kurt Vile – b’lieve I’m going down..

Con gli amici a volte non si ha bisogno di parlare troppo, ci si capisce al volo. Come quando al Field Day di qualche anno fa io, Vieri e Giuliano decidemmo di andare a vedere un capellone con la camicia di flanella a fare un po’ di casino sul palco.

Potrebbe sembrare la descrizione di un suo amico e collega, tale Adam Granduciel, ma sto parlando di Kurt Vile. Due amici sulla cresta dell’onda del revival shoegaze che ha ripreso il proprio spazio nel repertorio indie delle ultime stagioni.

Capelli lunghi, sfiga a palate e quell’allure/look da emarginati che farebbe pensare a degli outliners – reietti – ed invece si ritrovano al centro del mondo: uno, con quello che da molti é stato definito disco dell’anno 2014; l’altro con quello che potrebbe reppresentarlo nel 2015.

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