Rome Psych Fest, day 2 @Monk Club – Roma, 18/11/2017

Emanuele Chiti per TRISTE©

Quando una cosa funziona te ne accorgi, banalmente, da quanta gente se ne rende conto.

Ed è stato davvero sorprendente vedere la risposta del pubblico romano all’ultima edizione del Rome Psych Fest, in particolare la seconda serata dove si è potuto osservare un meraviglioso “tutto esaurito”.

Il tutto è frutto dell’ottima organizzazione e promozione del gruppo di lavoro alle spalle dello Psych, fatto di proposte interessanti, incessante movimento fatto dietro a questa sigla che oramai abbiamo imparato tutti a conoscere e soprattutto tanta tanta buona musica.

Buona e varia, c’è da sottolineare.

La serata comincia con i Malihini, duo romano ma di base a Londra (nello specifico Federica Caiozzo, che conosciamo con il moniker Thony, e Giampaolo Speziale ex About Wayne), che, con alle spalle un solo EP per Memphis Industries tira fuori un set fatto di dream pop, elettronica condita di synth e batteria live che colpisce per la scrittura pop accattivante e trascinante. In particolare tra i brani inediti ha fatto breccia Rio (o almeno così è sembrato di capire fosse il titolo) potenziale singolo primaverile-estivo per il 2018.

Non fanno in tempo di finire i Malihini sul Lupertola Stage (chiamiamolo main stage per facilità) che specularmente partono i New Candys sul Fuzz Club Stage. Il nome del palco indica già di cosa parliamo, per larghe linee: la Fuzz Club è un’etichetta londinese che è oramai punto di riferimento internazionale quando si parla di psichedelia, space rock, rock sperimentale e derivati lisergici, molto lisergici.

E i veneziani New Candys incarnano in pieno quell’estetica, dal taglio di capelli 60’s alla musica, che è un concentrato di rock’n’roll psichedelico, condito da schitarrate che colpiscono in faccia nei refrain quando meno te lo aspetti e un certo sempre sorprendente andazzo post punk in alcune tracce.

Ritorniamo sul main stage ed ecco il nome forse più atteso della serata: il ritorno di uno dei gruppi simbolo di quella che veniva chiamata indietronica, cioè i berlinesi Lali Puna. La paura per un set del genere può essere quella di trovarsi di fronte ad una proposta algida, fredda, incompleta forse.

E invece no: i Lali Puna hanno tirato fuori un’ora e un quarto di ottima musica, calda e avvolgente, complice la loro bravura e sicuramente un Monk sempre più pieno come un uovo (raramente lo si è visto così pieno, ripeto).

La band è in tour per presentare i brani dell’ultimo Two Windows, ma i momenti più attesi da tutti erano i ripescaggi da vecchi cavalli di battaglia della mai troppo glorificata Morr Music, cioè i pezzi da Scary World Theory e Faking The Books, un po’ un “must” della generazione post Napster, quando noi metà-trentenni pensavamo solo agli esami universitari (poco) e alla musica (molto).

Ultima nota dei Lali Puna e attaccano dall’altra parte della sala con un poderoso sample vocale i Sonic Jesus, vero fenomeno a cavallo della provincia romano-pontina, tra i primi a far risaltare la ritrovata vena psych tricolore fuori dai confini italiani, non a caso anche loro messi sotto controtto da Fuzz Club.

A differenza dei New Candys, i Sonic Jesus trovano la loro forza in una marzialità krauta ipnotica che, in particolare nell’ultimo disco, Grace, si unisce ad influenze più wave e morbide, alleggerendo i toni scuri del precedente disco: una commistione tra primi Cure e Neu con delle chitarre che ringhiano forte, mettiamola così.

A chiudere la serata arrivano i Moon Duo, già visti aggirarsi per il locale con Ripley Johnson che indossava magistralmente una giacca dedicata al film Lucifer Rising (bellissima, scusate il momento fashionism).

I Moon Duo ci conducono nella notte più piena di Via di Portonaccio con un set anch’esso lisergico ma improntato ad un crescendo continuo, basato su ritmi di batteria serrati e fissi nel loro procedere come un treno, con le tastiere di Sanae Yamada che si destreggiano e trovano il giusto spazio. C’è molto dall’ultimo Occult Architecture, c’è molta divagazione e code che vanno via e sembra non le riprendi più: tutto molto psych.

E immagino che gioia per loro e tutti gli artisti coinvolti suonare davanti ad una platea così folta e varia. Rome Psych Fest promosso anche quest’anno.

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