Bonny Doon – Longwave

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

Da sempre, la Primavera mi scopre in difficoltà.

Non solo fisica, a causa del cambio di stagione, ma anche mentale. Ogni anni mi trovo, in questo periodo, con tutta una serie di scadenze (di studio prima, lavorative poi) e preoccupazioni che sembrano magicamente essersi accumulate ed esplose in questo preciso momento dell’anno, mandandomi spesso nel pallone.

È in questi momenti che mi manca tanto il mare.

Che poi, a pensarci bene, non è che mi sia mai andata male, e a parte qualche grana passeggera non posso dire di avere motivi per non essere felice. Ma, come avrete sicuramente imparato anche voi lettori di TRISTE©, l’ottimismo e l’entusiasmo non sono certo le mie principali peculiarità (per quelle c’è Giacomo, “il Marsigliese”).

“And I should be happy, but I’m not/But I’m not/And I should be grateful, I know, but I’m not”

Così canta Bill Lennox in A Lotta Things, il secondo brano di Longwave, nuovo album (uscito per Woodsist) dei Bonny Doon, quartetto di Detroit che appena un anno fa si era fatto conoscere per il proprio self-titled debut.

E proprio questa sensazione di “immotivata malinconia” pervade tutto il disco, scritto in dalla band (composta, oltre che da Lennox, da Bobby Colombo, Jake Kmiecik e Joshua Brooks) in una sola, intensa, settimana passata in una casa nei boschi al nord del Michigan.

Il folk minimalista e dreamy di questo disco pervade l’ascoltatore sin dal primo pezzo, la title-track, cullandolo proprio su una “onda lunga” rinfrancante, nonostante il costante retrogusto amaro. Una malinconia che, come detto, sembra avere radici poco definite, tanto da poter sfociare in momenti più luminosi come la bella Try To Be.

Nonostante sia nato tra i boschi, questo disco sembra continuamente respirare la brezza marina: magari quella del mare al tramonto, ma sempre con quello sguardo rivolto al futuro che solo l’orizzonte su una distesa d’acqua sa dare.

Tutti i dieci pezzi mostrano, come già era chiaro dal primo album (che vi invitiamo a recuperare), l’ottimo rapporto della band con la melodia ed un gusto pop che ottimamente si intreccia con il sostrato folk dei componimenti: la già citata A Lotta Things (uno dei momenti più alti del disco), Saw a Light e la più cupa Part of Me sono tre bellissime ballad capaci di entrare in testa già dal primo ascolto.

“Appreciate the hardest times
To know what it feels like”

A volte non ci sono motivi precisi per cui ci lasciamo trascinare dalle preoccupazioni e dalla malinconia. È bene andare avanti e apprezzare le cose positive che si hanno.

O in alternativa andare a ritrovare il mare.

 

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