Preoccupations – New Material

Agnese Sbaffi per TRISTE©

Un albero fa rumore quando cade se non c’è nessuno che lo sente?

Scopro questo famoso dilemma filosofico solo pochi giorni fa. La risposta non è scontata e io mi schiero con convinzione tra chi crede che le vibrazioni diffuse con la caduta non producano di per sé alcun rumore se non c’è un sistema uditivo a interpretarle.

Se ogni albero abbattuto corrispondesse a un fatto segnante del proprio vissuto si potrebbe pensare che in assenza di un testimone il fatto non sarebbe validato. Come a dire che non sempre riconosciamo l‘estensione e il significato delle nostra esperienza se non c’è nessuno a sentirla e provare empatia per essa.

I ​Preoccupations​, con il loro nome profetico, quelle vibrazioni le traducono magistralmente in musica e testi, rendendo un placido senso d’ansia che può spaventare e incuriosire allo stesso tempo, ma non lasciare indifferenti.

New Material​, uscito a fine Marzo, è il terzo album, il secondo dopo il cambio nome (del cambio di nome, del precedente album e del periodo Viet Cong, vi avevamo parlato qui e qui). Da una parte il più accessibile e melodico, ​”popular” come lo definisce in un’intervista Matt Flegel, frontman del gruppo. Dall’altra anche il più stratificato.

Rispetto alle complessità di ​Preoccupations (l’album in questo caso) il nuovo lavoro ha un impatto immediato, ma è solo dopo alcuni ascolti che svela la sua intensità. Il suono chiaramente post-punk, il riverbero, l’analogico, il tanto caro wall of sound, il sudore e il fumo, i capelli scossi al ritmo delle proprie ansie. È tutto così sfacciatamente oscuro e profondo che inizialmente ci si può irrigidire un po’.

Le prime tre tracce sono uno schiaffo potente e veloce, un risveglio improvviso. ​Espionage, ​Decompose e ​Disarray sono una triade azzeccatissima, al primo ascolto sembrano già familiari. Ti mettono un braccio sulla spalla e aprono la porta su un mondo più scuro, dove bisogna far abituare gli occhi, concentrarsi un po’ e abbandonarsi a quel sentimento cupo che viene dall’ansia, dalla preoccupazione, dalla paranoia. Sono sintomi e non dovrebbero essere lasciati inascoltati, sono alberi che cadono.

L’angoscia provocata dall’era post-moderna dell’iperconnessione sulla quale si concentravano i primi dischi non è totalmente superata, se ne trovano ancora tracce come in ​Manipulation e ​Antidote​. Ma tutto è riportato a una dimensione interpersonale, intima, non si rivolgono più solo verso l’esterno e si rendono quindi anche più comprensibili.

Ed è forse questo che permette di trovare un barlume di luce e conforto come in ​Solace​, un brano avvolto anch’esso in una nebbia grigia e fitta ma dal quale filtra un raggio di sole grazie a veloci e pungenti pizzichi di chitarra.

I Preoccupations sono esattamente le Preoccupazioni, si trovano a loro agio nelle profondità di una new wave sporca ma raffinata, inquietante, con un ritmo palpitante che ti si attacca addosso e ti invita a seguirlo, a capirlo, a sentirlo.

E visto che io qualche preoccupazione in questo periodo ce l’ho e non posso lasciarle inascoltate ho preso una bella sdraio e nella foresta mi ci sono accampata. Piano piano inizia a popolarsi di nuovi alberi, fiori e specie animali.

E visto che tutto sommato si sta bene ho deciso di portarci anche Madame Psychosis, il gatto, a farmi compagnia e ad allontanare le zanzare grazie al suo collarino all’Olio di Neem!

Change is everything,
Changes everything,
Changing everything.

 

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