Sun June – Years

Agnese Sbaffi per TRISTE©

Qualche sera fa mi sono persa per tornare a casa.

Non avevo bevuto, non avevo fumato, non avevo neanche mangiato a dir la verità. Non era tardi, non ero né lontana né in un posto sconosciuto. Volevo solo disperatamente tornare a casa ma non sapevo più come.

Dalle cuffie una voce delicata e risoluta continuava a ripetere in un potente crescendo “I’m coming home” e pensavo “Ma beata te!”. Con tutta la calma che mi contraddistingue ho girato una sigaretta mentre blateravo insulti generici, mi sono seduta e ho aspettato.

Ascolto in anteprima Years, il disco d’esordio dei Sun June, in uscita il 15 Giugno per Keeled Scales (e a Settembre in tour in Italia portati da Hang the Dj). Dieci tracce di deluso romanticismo, sognante e insoddisfatto ma non del tutto rassegnato. Un delicato indie pop/folk che si appoggia bene alla voce calda e gentile di Laura Colwell.

E’ lei che mi convince a tornare a casa (Slow Rise II), pazientemente e con determinazione. La piacevole linea di basso scandisce il ritmo dei passi, il misurato riverbero traccia il contorno di una spaziosa e accogliente armonia e il suo ripetermi di tornare a casa mi ci porta davvero.

Non cambia molto che sia a poche fermate di tram o nella sussurrata Johnson City, TX, o in qualche posto polveroso e malinconico tra Homes, Records e Apartments. Il disco è avvolto da un’atmosfera serenamente triste, si indaga il passato, gli abbandoni e le perdite.

Un lungo distacco ripercorso come durante un viaggio, ci si muove tra luoghi ed emozioni vitali e spietate, provando a elaborare, brano dopo brano, la definitiva impossibilità di accettazione che ogni rifiuto genera nell’imminente.

Baby Blue è con Young l’unica traccia che mi fa accelerare il passo, il ritmo è incalzante, sono quasi arrivata. “Forget about everything”. E proprio mentre sono sulla porta della mia stanza parte l’ultima traccia, Underneath, un’ultima ballata sospirata e sospesa, un ultimo momento di commozione che si interrompe bruscamente come la porta che mi sbatto dietro le spalle. “Gonna hide from you”.

Sono finalmente a casa e con l’ultimo 5% di batteria scopro che i due fondatori del gruppo, Laura Colwell e Stephen Salisbury, si sono conosciuti durante il montaggio di  Song to Song di Terrence Malick (film sulla scena musicale di Austin, città di origine sia di Malick che dei Sun June). Sarà che l’ho visto recentemente ma subito ripenso alle immagini di Mont Saint-Michel in To the Wonder.

Una natura magnifica e impietosa, come le maree che vanno e vengono, che si perdono e poi tornano.

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