JFDR – White Sun Live. Part I: Strings

Peppe Trotta per TRISTE©.

Non credo che mi stancherò mai di trovare lungo la traiettoria del mio sguardo il profilo sontuoso del vulcano alla cui ombra si svolge la mia vita. È un panorama che non possiedo dalla nascita e di cui godo da qualche lustro, ma lo considero ormai parte fondamentale delle mie giornate. C’è un fascino e un senso di regale maestosità che difficilmente si riesce ad esprimere se non si ha avuto la possibilità di vederlo dal vero e che si acuisce quando penso al nucleo bollente nascosto al suo interno.

Ad essere avvezza a tali sensazioni, viste le sue origini, sarà certamente Jófríður Ákadóttir . La cantautrice nota per essere metà delle Pascal Pinon  e che lo scorso anno ci aveva regalato un ottimo disco d’esordio solitario, proseguendo il suo percorso artistico in costante evoluzione, giunge adesso alla pubblicazione di un ulteriore album sotto la denominazione JFDR.

Di nuovo non ci sono le canzoni che lo compongono, visto che si tratta di brani tratti dal repertorio condiviso con la sorella Ásthildur  e dal suo debutto autonomo, ma il modo in cui vengono riproposte. Come suggerito dal titolo, si tratta infatti di un lavoro che raccoglie alcune delle tracce con una particolare propensione ad essere rigenerate attraverso l’utilizzo di nuovi arrangiamenti di archi, la cui composizione è stata affidata a Ian Davis. Ad emergere da questo breve itinerario è un’intensità in alcuni casi rimasta parzialmente inespressa, il cui sprigionarsi è favorito dall’enfasi che la nuova veste riesce ad imprimere alla delicata leggerezza delle trame originarie, impreziosite ulteriormente da un’interpretazione vocale mai così luminosa e presente.

“Somewhere” diventa una ballata di infinita grazia costellata da luminose stille pianistiche così come “Orange” acquisisce una dimensione quasi teatrale, mentre “White Sun” privata delle frequenze elettroniche e delle sue pulsazioni rappresenta la trasposizione più marcata ed efficace. Insieme a “Evgeny Kissin” e “Instant  Patience” a completare la sequenza  troviamo “My Work”, unica traccia inedita destinata a far parte del prossimo Lp di JFDR.

Un piccolo scrigno che si rivela molto più di un semplice esperimento, un cuore incandescente che si riversa da una superficie algidamente incantevole.

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