Alpaca Sports – From Paris With Love

ER-1232

Francesco Amoroso per TRISTE©

“I wish spring would last forever” cantano I giapponesi Wallflower in una delle canzoni più solari e amabili dell’estate che si sta spegnendo (è la seconda volta che li cito in una recensione, senza però averli recensiti…dovrei provvedere).

E, per usare una metafora abusatissima, che cos’è l’adolescenza se non “la primavera della vita”? E chi non ha desiderato, almeno ogni tanto, che durasse per sempre?

Credo che la mia (insana?) passione per quel pop che viene definito (in maniera vagamente dispregiativa) Twee Pop sia in larga parte dovuta alla struggente nostalgia per quella stagione della vita nella quale si cambia, si cerca all’interno di noi un equilibrio, ci si crogiola nei propri sogni (non ancora infranti), con la voglia di crescere e vedere che cosa ci riserverà il futuro, persi tra stimoli nuovi, emozioni, pensieri, ansie e insicurezze. Diventando adulto (invecchiando?) questa insana passione non si è affatto placata e, anzi, costantemente l’ascolto di indie pop dalle caratteristiche adolescenziali è fonte di conforto e sollievo.

È scontato, quindi, aver accolto la notizia dell’uscita di un nuovo album degli Alpaca Sports con grande entusiasmo. From Paris With Love è il secondo lavoro sulla lunga distanza di Andreas e Amanda (anche stavolta con Hampus Öhman-Frölund alla batteria e Lisle Mitnik (Fireflies) che ha collaborato alla scrittura dei brani e suonato di tutto) e, sin dalle prime note, è chiaro che gli svedesi non abbiano tradito le aspettative e abiurato al loro credo di incalliti tweepoppers.

Scritto nell’arco di tre anni e ispirato in gran parte al periodo vissuto da Andreas in Francia, l’album è una raccolta di dodici canzoni piene di nostalgia e sincerità, di sentimenti tenui, di struggenti carezze e baci delicati. E, naturalmente, di pop cristallino e luminoso e melodie brillantissime e irresistibili.

C’è tutto ciò che ha reso, in pochi anni, gli Alpaca Sports un punto di riferimento per gli amanti del twee pop in tutti gli angoli del mondo: tocchi di northern soul (I’ll Do Anything You Want, Summer Days), indiepop puro (Nobody Cares But Me), chitarre jangle (Books I’ve Read, A New Boyfriend), raffinate declinazioni folk (Birds,Baby What Can I Say?), influenze eighties amalgamate a inevitabili richiami agli ABBA (Feel Like Going Home,Saddest Girl In The World),  ritornelli memorabili (Without You) e, in chiusura, anche una malinconica melodia di altissima scuola (Luxembourg Gardens).

Ancora una volta mixato e prodotto da Ian Catt (il genio dietro il suono di The Field Mice, Trembling Blue Stars, Saint Etienne, The School), con la partecipazione di Gary Olson (The Ladybug Transistor), From Paris With Love ha, oltre a quelli appena elencati, un ulteriore pregio: per la prima volta, Amanda Åkerman, la fragile, quasi diafana, biondina che fino a poco fa si occupava solo dei cori e del controcanto, è la voce solista in alcuni brani.

Questo, insieme ad arrangiamenti più accurati e a una maggiore profondità nella scrittura dei brani, rende il nuovo album un deciso passo avanti nella crescita musicale di una band di eterni adolescenti destinata agli adolescenti di tutte le età.

Mi chiedevo spesso, quando ero ragazzino (ere geologiche fa), come ci si sentisse a essere adulti, lavorare, avere finalmente la sicurezza e la forza per poter prendere decisioni e contare su se stessi. Maturando (invecchiando?) mi sono reso conto che, in realtà, tutti siamo esattamente le stesse persone che eravamo da adolescenti, solo che ci sono alcuni più bravi di altri a fingere di essere adulti: una massa di ragazzetti brufolosi che indossa una maschera per sopravvivere.

Ben vengano, allora, almeno ogni tanto, dischi come questo che ci riconnettono con i sentimenti più semplici e puri, con le nostre stupide insicurezze, con il nostro io adolescente e con la versione migliore di un mondo che forse non è mai esistito, ma che sarebbe bello se esistesse.

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