Holy Now – Think I Need The Light

Agnese Sbaffi per TRISTE©

Tutte queste feste, i pranzi, i ponti, le bevute, i parchi, le birre e i cicchetti…ne esco sempre un po’ provata, mai veramente riposata.

Quindi questa volta mi dico “PIUTTOSTO LAVORO”, e così è.

E mentre Roma si svuota (ma apparentemente solo dei miei amici perché i locali sono pieni di persone festanti) mi sento un po’ persa. Forse è il caldo improvviso o il principio di ustione sulle spalle, ma un senso di malinconia si insinua leggero. Il caldo arriva veloce e l’euforia che si porta appresso bisogna saperla gestire.

Nel dubbio se tuffarmi o meno nell’ennesima adolescenza estiva, il primo disco degli Holy Now mi viene in aiuto.

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Martha Ffion – Sunday Best

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

Mi ha sempre stupito molto come dalla Scozia, o meglio, dal clima scozzese, siano scaturite così tante gemme di pop dalle atmosfere fresche e “sbarazzine”.

Certo non sempre i testi accompagnano la “solarità” delle melodie (Belle & Sebastian docet), ma forse tutto quel buon whisky aiuta a prendere la vita in modo più positivo.

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Why Bonnie – In Water

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

Questo Inverno a livello di mal di gola/raffreddore/febbre sono stato peggio del solito.

Ok, io dico sempre di stare male, specialmente nella stagione fredda, quindi non risulto molto credibile. Però quest’anno è stato un continuo alternarsi di miglioramenti e peggioramenti: mai stato malissimo, ma al minimo freddo o alla minima stanchezza ecco tornare tosse, raffreddore e qualche linea di temperatura. Una tragedia insomma.

Mai come quest’anno ho voglia di un po’ di sole caldo e di un po’ di mare.

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Corniglia – s/t

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

Tutti noi abbiamo dei posti che ci portiamo dentro. Di cui il solo ricordo ci scalda il cuore e dove il tornare è sempre, immancabilmente, motivo di emozione.

A volte non è un luogo specifico. A volte è una certa conformazione geografica. Io, per esempio, quando vedo i monti entrare nel mare ho la pelle d’oca.

E mi sento un po’ a casa.

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Rose Dorn – Speak Later

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

Quando ero piccolo (e in verità ancora adesso) amavo molto visitare castelli. Grazie al medioevo e non solo, in tutta Italia abbondiamo di queste strutture imponenti e misteriose (soprattutto agli occhi di un bambino).

Dalle mie parti non mancano certo baluardi e fortezze (in fondo, anche se per un pelo, sono Toscano), e tra queste più di una fu proprietà della famiglia Malaspina.

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La Sera – Music for Listening to Music to

Sto per dire una serie di parole che molta gente troverà offensive, le nasconderò quindi dietro ad alcuni asterischi per evitare reazioni troppo sanguinose.

Ci sono band che mi hanno segnato più di altre, band che ***** a prescindere dall’accettazione o meno dell’************ indie globalizzata contemporanea: le Vivian Girls sono una di queste.

Ricordo bene quando le scoprii grazie ai consigli di ***** ********, un neuro scienziato che ha trovato il modo di allungare la durata delle giornate a 79 ore e passa le 71 di tempo libero giornaliero a recensire album e a garantire che ci sia un bastian contrario nel mondo della critica musicale mondiale (eh si è molto conosciuto).

Mi fa piacere riconoscergli che è grazie a lui che ho scoperto band meravigliose: Soft Machine, Slint, Neutral Milk Hotel, Don Caballero e Magnetic Fields (DEVO comprare 69 love songs). Le Vivian Girls, appunto, che vidi dal vivo il giorno in cui mi innamorai di Katy Goodman e rimasi deluso della mancanza di Moped Girls dalla setlist.

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Julia Brown – An Abundance of Strawberries

Forse è finalmente finito uno dei periodi più intensi (lavorativamente parlando) della mia vita. Ovviamente basteranno pochi giorni per trovare nuovi motivi di stress e disperazione (così, perchè mi piace essere una persona positiva e solare).

Quando sono veramente incasinato, a volte mi capita di lasciarmi trasportare dai ricordi, da quell’idea che l’infanzia fosse un periodo spensierato e gioioso che ora non c’è più (che poi chi se la ricorda davvero l’infazia?).

Insomma, come per i Beatles, le fragole della nostalgia.

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