Rose Dorn – Speak Later

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

Quando ero piccolo (e in verità ancora adesso) amavo molto visitare castelli. Grazie al medioevo e non solo, in tutta Italia abbondiamo di queste strutture imponenti e misteriose (soprattutto agli occhi di un bambino).

Dalle mie parti non mancano certo baluardi e fortezze (in fondo, anche se per un pelo, sono Toscano), e tra queste più di una fu proprietà della famiglia Malaspina.

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La Sera – Music for Listening to Music to

Sto per dire una serie di parole che molta gente troverà offensive, le nasconderò quindi dietro ad alcuni asterischi per evitare reazioni troppo sanguinose.

Ci sono band che mi hanno segnato più di altre, band che ***** a prescindere dall’accettazione o meno dell’************ indie globalizzata contemporanea: le Vivian Girls sono una di queste.

Ricordo bene quando le scoprii grazie ai consigli di ***** ********, un neuro scienziato che ha trovato il modo di allungare la durata delle giornate a 79 ore e passa le 71 di tempo libero giornaliero a recensire album e a garantire che ci sia un bastian contrario nel mondo della critica musicale mondiale (eh si è molto conosciuto).

Mi fa piacere riconoscergli che è grazie a lui che ho scoperto band meravigliose: Soft Machine, Slint, Neutral Milk Hotel, Don Caballero e Magnetic Fields (DEVO comprare 69 love songs). Le Vivian Girls, appunto, che vidi dal vivo il giorno in cui mi innamorai di Katy Goodman e rimasi deluso della mancanza di Moped Girls dalla setlist.

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Julia Brown – An Abundance of Strawberries

Forse è finalmente finito uno dei periodi più intensi (lavorativamente parlando) della mia vita. Ovviamente basteranno pochi giorni per trovare nuovi motivi di stress e disperazione (così, perchè mi piace essere una persona positiva e solare).

Quando sono veramente incasinato, a volte mi capita di lasciarmi trasportare dai ricordi, da quell’idea che l’infanzia fosse un periodo spensierato e gioioso che ora non c’è più (che poi chi se la ricorda davvero l’infazia?).

Insomma, come per i Beatles, le fragole della nostalgia.

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The Leaf Library – Daylight Versions

Una cosa che amo è il mare d’Inverno. In verità lo amo anche d’Estate, specialmente perchè posso fare il bagno e perchè mangio la focaccia guardandolo dalla spiaggia.

Però d’Inverno il mare fa un gran bell’effetto, e lo sento, forse ancora più mio. Specialmente se posso stare ad osservarlo dagli scogli e se dopo posso mangiare una bella grigliata di pesce.

Insomma, probabilmente amo molto mangiare.

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The Go-Betweens – 16 Lovers Lane

Francesco Amoroso per TRISTE©

Confesso che ho molto peccato. Sarà pure stato un peccato di gioventù, come si dice. Un peccato di omissione (che, tuttavia, come tutti sanno, non è meno grave degli altri), ma un peccato grave: nel 1989 non avevo ancora ascoltato nulla dei Go-Betweens.

Ma le vie del Signore (della Musica) sono infinite e così, trovandomi in quel di Perugia il 17 settembre dell’anno 1989, per assistere per la prima volta a un concerto dei R.E.M., mi imbattei, ignaro e inconsapevole, nella musica degli australiani che, in quel tour, aprivano i concerti di Michael Stipe e soci.

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Elvis Depressedly – New Alhambra

Una delle domande che più spesso ci viene fatta è: perchè avete chiamato il blog “TRISTE”? Un motivo preciso non lo sappiamo mai dare. Il fatto è che ci piaceva.

In verità un doppio motivo c’è: diciamo che io non sono propriamente la persona più solare del mondo (spesso nemmeno negli ascolti). Ma sono molto autoironico. E usare  TRISTE come nome è un bel modo per unire questi due aspetti.

L’altro motivo è invece inverso: il mio collega e co-founder ex-londinese e neo-marsigliese (prometto che cercherò di non aggiungere altri “-” per il resto della review) è invece una delle persone più entusiaste e solari che conosca. Se penso a lui, lo penso con il sorriso stampato in faccia. Ecco, per lui la ragione può essere quindi una ironica contrapposizione.

Tipo quando chiamavate il vostro amico un po’ sovrappeso “lo smilzo”. Ehm…

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Phia @’na cosetta – Roma, 6/5/2015

Tu puoi anche reggere un tempo. Lottare. Ma se dall’altra parte c’è un marziano, ad un certo punto ti devi arrendere.

E visto che ci avrei giurato che il Bayern non avrebbe retto l’impatto, nonostante un primo tempo che prometteva una partita più in bilico, ho lasciato casa per raggiungere quel bel posto che si fa chiamare ‘na cosetta e trovare qualcosa che poteva sorprendermi più della partita.

In verità la decisione era già presa, perchè non mi sarei mai perso l’opportunità di vedere (tra l’altro così vicino a casa) una artista così interessante.

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