Bruno Bavota & Chantal Acda – A Closer Distance

Peppe Trotta per TRISTE©

Ha del miracoloso la connessione profonda che può unire due artisti, quella capacità di vibrare all’unisono assecondando la propria sensibilità. Non necessariamente questa sintonia nasce tra autori afferenti ad ambiti sonori condivisi e questa apparente mancanza di affinità si rivela valore aggiunto che esalta la perfezione dell’incastro trovato.
È stato il primo pensiero ad affiorare giungendo in fondo all’ascolto di A Closer Distance, virtuoso incontro tra il pianismo emozionale di Bruno Bavota e il folk intimista di Chantal Acda.

Inizialmente pensato come lavoro breve, l’album ha trovato naturale espansione assecondando un lungo scambio di materiale – elaborato singolarmente dai due durante l’isolamento pandemico – fino a divenire un percorso esteso fatto di melodie e parole che raccontano di solitudini e vicinanze, di modi differenti di connettersi all’altro.
Qualunque sia il tema affrontato, il tono rimane pacato, definito da un intreccio elegiaco di trame pianistiche nude, che spesso includono il rumore delle meccaniche dello strumento, e linee vocali ricche di stratificazioni e armonizzazioni.

L’equilibrio raggiunto da questa formula scarna è indissolubile quanto apparentemente fragile, cristallizzato in canti delicati come una carezza che sanno espandere il proprio orizzonte colorandosi degli arpeggi della chitarra di Bavota (Sirens) o di striature elettroniche diafane appena percettibili (Everything Collides), che riportano alle rarefazioni cinematiche condivise dalla Acda con Adam Wiltzie (Stars Of The Lid, A Winged Victory Of The Sullen) nell’altrettanto splendido progetto Sleepingdog.

La differenza sostanziale tra le due collaborazioni risiede in un’essenzialità capace di esaltare contemporaneamente la componente folk delle interpretazioni della cantante di nascita olandese, ma belga d’adozione, e l’impronta new classical delle trame disegnate dal compositore campano senza che nessuno dei due elementi prevarichi l’altro.

È una compenetrazione ammaliante tra due anime complementari offerta sotto forma di canzoni dalla presa immediata che si imprimono a fondo – disarmanti sono Connecting Dots e Slowmotion – conquistando il cuore di chi si mette in ascolto.
Un abbraccio avvolgente in musica.

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