Viagra Boys – Welfare Jazz

Emanuele Chiti per TRISTE©

Premessa.
Pensi alla Svezia e ti vengono in mente: Stoccolma, quanto è bella Stoccolma, quanto vorrei andare a vivere a Stoccolma, ma quanto costa però (sempre Stoccolma). E poi Ikea, la neve, il freddo, quanto sono belle le svedesi e quanto sono belli gli svedesi. E poi il welfare: l’esempio massimo e più virtuoso d’Europa (se non del mondo) di welfare state è quello partorito da anni ed anni di deliziosa governance socialdemocratica svedese.
Tutti hanno quello che gli spetta, non puoi essere lasciato indietro, non siamo mica in Italia. (ma attenzione alle pandemie mondiali, in quel caso non so se sia meglio nascere a Göteborg o a Pescara).

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(Make Me a) TRISTE© Mixtape Episode 9: André Salvador And the Von Kings

André Salvador And the Von Kings

Describing themselves as Craft Batch Indie Rock, Brooklyn’s Andre Salvador and the Von Kings are built around the songs of Tim Cheplick. Their debut album takes inspiration from the likes of Elliot Smith, Camper Van Beethoven and Big Star and delivers something fresh, new and yet altogether comfortable and reassuring. Born in Wisconsin but raised on the East Coast, Cheplick has largely spent his time with a singular focus on making music wherever he is. Recording and putting out music under different monikers, Cheplick adopted the current band name and self-released Rock and Roll Springtime in 2016. A follow-up, This Is Play, came in 2017, the first to include Paul Provenzano who answered a “Drummer Wanted” flier in a record store for a gig on his birthday. For their debut LP on label Last Night From Glasgow, Cheplick and Provenzano headed to Nashville to record with producer Robin Eaton (Lionlimb, the Spinto Band) at Club Roar Studios. Here they laid the foundation for a new batch of songs, recording rhythm guitar and drums which Cheplick took home to build on and craft a close approximation of what he heard in his head.

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Le firme di TRISTE©: Francesco Amoroso racconta il (suo) 2020

Francesco Amoroso  per TRISTE©

Non so davvero da dove cominciare.
Anche quest’anno, così come l’anno scorso e quelli precedenti, ho ascoltato tanta musica nuova (circa un migliaio tra album ed E.P.) e molti sono stati, anche stavolta, i lavori che ho apprezzato.
Ma quando si giunge al dunque continuo ad avere la consueta difficoltà a stilare una classifica di merito, a catalogare i miei ascolti, ad assegnare una palma a questo o quell’artista. E’, per me, quasi contro natura (lo è diventato col tempo: una volta era una specie di compulsione alla “Alta Fedeltà”) dover mettere in ordine e assegnare una posizione a un’opera d’arte e, soprattutto, alle emozioni che mi ha saputo trasmettere.

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Le firme di TRISTE©: la Top 10 di Peppe Trotta

Peppe Trotta per TRISTE©

È stato un anno strano e complicato che ci ha visto dover rinunciare a molte cose preziose, piccoli gesti di cui a volte ci sfuggiva l’importanza ed abitudini che danno pienezza al nostro vivere. Per fortuna però, malgrado la cancellazione delle attività dal vivo, non è mancata la musica, quella balsamica e ristoratrice, capace di essere di volta in volta fecondo stimolo o gentile carezza. Tanti sono stati i dischi che mi hanno accompagnato lungo questi mesi accidentati e alcuni di questi si sono impressi in modo particolare.
Questo elenco non vuole essere una classifica, non riuscirei a mettere in fila dei dischi decretando una gerarchia, quelli che vi propongo sono solamente i miei ascolti più assidui del 2020. In ordine rigorosamente sparso.

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Le firme di TRISTE©: la Top 5 di Francesco Giordani

Francesco Giordani per TRISTE©

1) Choir BoyGathering Swans

Lo dice anche Spotify. Si tratta del disco che ho ascoltato di più e che continuo tuttora ad ascoltare con immutata emozione. Un plauso alla bislacca band di Salt Lake City e all’egregio lavoro svolto dall’etichetta Dais Records, attenta a valorizzare ricerche in ambito “art pop” fuori dal risaputo e dal prevedibile (vedi più avanti anche i Private World). Un disco semplicemente immancabile per tutti gli amanti di un certo spleen ottantiano, (occhio in questo senso anche agli ottimi dischi di Molchat Doma, School Of Language, Better Person e Westerman), trafitto da canzoni clamorose. Due su tutte: Toxic Eye e Sweet Candy.

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