
Agnese Sbaffi per TRISTE©
Era inizio giugno: Alex Morelli, da New York a Cosenza, mi consigliava il nuovo album dei Palehound, la Redazione approvava e il disco era impertinente e sfrontato come sognavo l’estate.
La recensione iniziava così:
“And if you quit smoking
Will you just start drinking?”
(Company – Palehound)
Cosa abita lo spazio intimo che si apre tra lo smettere di fumare e il cominciare a bere?
Cosa resiste in quel brivido temporale che unisce il non ancora con il non più e nel quale si intravede, come in una dissolvenza incrociata, un po’ di possibile?
Ho letto che è l’articolazione dei vuoti a determinare la struttura dell’organismo (cfr. un
organismo architettonico).
Per similitudine si potrebbe dire che è soprattutto quello che di noi stessi non sappiamo
che ci definisce, ed è negli altri che cerchiamo l’emozione rimasta in noi incomprensibile*,
confidando che quella zona di non-conoscenza possa chiarirsi nello specchio dell’altro.
Così, esitando sulla soglia di quel vuoto preindividuale, ascolto le prime note di Black
Friday, terzo album del trio canadese guidato da Ellen Kempner alla chitarra e alle parole.
[…]
(*G. Agamben – Profanazioni, Genius, pp. 7-18.) -“



