Fine Before You Came – Forme Complesse

Emanuele Chiti per TRISTE©

2006, Qube, Roma. Stasera suonano i Black Heart Procession e non si può certamente mancare. Tour di presentazione di The Spell, nuovo disco uscito per Touch And Go, sala neanche troppo gremita, il posto è quello che è ma è un pezzo di storia romana e a pensarci ora vengono i brividi. Sembra una vita fa. E in fondo lo è.

Ad aprire il concerto ci sono 5 ragazzoni: un set acustico, perché il giorno dopo devono suonare in città per uno spettacolo tutto loro, elettrico dicono. Si chiamano Fine Before You Came e cantano in inglese. Bravi, ma in fondo un opening act come tanti altri. Il pensiero quella sera è altrove.

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Cheval Sombre – Time Waits Fo No One

Francesco Amoroso  per TRISTE©

Time goes by in a curtain grove/And time it will stand still
Remember the time of your first love/Looking out of the windowsill

Una delle affermazioni più insensate che ho letto negli ultimi anni riguardo la musica è che, secondo alcuni, essa dovrebbe avere una destinazione, uno scopo, dovrebbe arrivare da qualche parte e spiegare il perché del viaggio.
Ho l’impressione che questo rapporto con la musica abbia molto a che vedere con un approccio alla vita molto pragmatico e materiale: ogni nostra azione, ogni momento della nostra esistenza deve essere indirizzato verso un fine, verso uno scopo. Non c’è tempo per lasciarsi andare alle sensazioni, non possiamo lasciare che le emozioni scorrano dentro di noi. Chi si ferma, del resto, è perduto.

Per quanto rispettabile possa essere ogni opinione, mi sento davvero lontanissimo da questo modo di vedere le cose e credo che Christopher Porpora, in arte Cheval Sombre, la pensi un po’ come me. Non ho mai parlato con lui, se non fugacemente, via email, eppure con il suo progetto giunto al terzo lavoro, sento che Chris sia uno che sta attraversando la vita più che puntando dritto verso una meta, semplicemente alla (rilassata) ricerca della bellezza (“Music doesn’t have to be so ambitious all of the time. There is a place in music where we might suggest something eternal, a refuge”).

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Tindersticks – Distractions

Francesco Amoroso  per TRISTE©

C’è una canzone nel nuovo album dei Tindersticks con un titolo che mi provoca un brivido lungo la schiena ogni volta che lo leggo.
Si chiama “Man Alone (Can’t Stop The Fadin’)” e se trovarsi nella situazione descritta dalla prima parte del titolo fa sempre un po’ paura, è l’ineluttabilità contenuta tra le parentesi a essere davvero inquietante.

Quando mi guardo indietro, quando penso al passato e alle tante persone più o meno importanti che hanno popolato il mio, mi rendo conto di quanto questo sbiadire, questo svanire sia concreto, spietato, senza scrupoli o riguardi.
Vale per le persone, per le sensazioni, per i ricordi e i sentimenti. E per la capacità e l’ispirazione.

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Cassandra Jenkins – An Overview On Phenomenal Nature

Francesco Amoroso  per TRISTE©

“La sofferenza è forse l’unico mezzo valido per rompere il sonno dello spirito”
(Saul Bellow: “Il re della pioggia”).

Cassandra Jenkins è una musicista di Brooklyn, nata e cresciuta in una famiglia di musicisti. Quando era bambina seguiva i suoi genitori sulle navi da crociera (e chissà se avrà pensato: “È una cosa divertente che non farò mai più”).
Ha imparato a suonare la chitarra da piccola e prima dei dodici anni era già in tour con la famiglia a presentare i classici del folk e del country.

Per un po’ di tempo, dopo essersi diplomata in una scuola di design nel Rhode Island ha lavorato come assistente editoriale per il New Yorker. Poi ha deciso di ritornare al suo vecchio amore e ha definitivamente intrapreso la carriera musicale.

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serpentwithfeet – deacon

Carlotta Corsi per TRISTE©

Ultimamente ho provato quella sensazione che si prova alla stazione quando ti passa vicino un treno ad alta velocità: non ci sei sopra, non ci sei sotto, ma proprio perché lo puoi osservare bene sei sopraffatto dalla sua potenza e ti ritrovi investito da tutta la scia d’aria rumorosa che si lascia dietro.
Sto provando a conviverci perché proprio non mi piace rimanere senza respiro così a lungo.
E se il serpente che ho sulla mano avesse vita, sarebbe già strisciato via da questa pellaccia che abito.

In punta di piedi, poi, è arrivato serpentwithfeet con “Deacon” a sistemarmi l’umore e a riproporzionare le mie emozioni per una mezz’ora buona.

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