Maxïmo Park – Nature Always Wins

Francesco Giordani per TRISTE©

Mentre scrivo queste righe i Maxïmo Park sono al secondo posto dell’album chart britannica, sopra Dua Lipa, Alice Cooper e The Weeknd ma sotto i misteriosi Architects (nel frattempo sono andato a controllare su Wikipedia: “a metalcore band from Brighton, East Sussex”). Solo una settimana fa, al vertice di quella stessa classifica, sono transitati addirittura i Mogwai ed era peraltro la prima volta che agli Scozzesi riusciva una simile impresa.

Sebbene queste cose debbano contare il giusto (ovvero, oggigiorno, assai poco), da che mondo è mondo fa sempre piacere ritrovare la band che tanto si ama nelle parti alte di un hit parade nazionale. Ci si sente meno soli, in un certo senso. Da questo punto di vista non posso nascondermi dietro un dito: la band di Newcastle è da sempre fra le mie favorite, perlomeno sul versante di quello che amo chiamare “rock d’arte” inglese.

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A Winged Victory For The Sullen – Invisible Cities

Peppe Trotta per TRISTE©

Architettura, pittura, scultura, musica, astronomia. A quasi cinquant’anni dalla pubblicazione, la magnetica visionarietà di “Le città invisibili” continua a rivelarsi fonte inesauribile da cui artisti e studiosi traggono fertile linfa per le proprie produzioni. Se provate a cercare sul web troverete un numero infinito di mostre, dischi e pubblicazioni di vario genere costruiti a partire dalle suggestioni derivanti dalla lettura del libro.

Non mancano neppure i casi sconcertanti, quale ad esempio una linea di crostate (avete capito bene, parliamo di pasticceria) con applicati skyline ispirati ad alcune delle descrizioni fornite da Marco Polo all’imperatore Kublai Kan. Tornando a livelli consoni allo spessore dell’opera calviniana, immergiamoci nel nuovo lavoro firmato A Winged Victory For The Sullen.

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Arab Strap – As Days Get Dark

Francesco Amoroso  per TRISTE©

A me la storia che il rock sia solo o soprattutto trasgressione non mi ha mai convinto del tutto.
Che sia nato come una musica che scompaginava la pace dei benpensanti e dei borghesi legati a valori stantii e (soprattutto) posticci non ci piove.
Ma se fosse rimasto solo questo, probabilmente non avrebbe torto chi, da decenni, va blaterando che il Rock (inteso come movimento artistico trasgressivo, come volontà e necessità di “Épater la bourgeoisie“) sia da tempo morto e sepolto.

Vestirsi di piume di struzzo, portare i capelli lunghi, cantare ricoperto di paillettes o distorcere un paio di chitarre e dire qualche parolaccia sono ormai diventati atteggiamenti così conformisti che solo qualche ottuagenario o qualche ragazzino imberbe (e alquanto represso) potrebbero considerarli trasgressivi.

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Caught In The Wake Forever – Fair Weather Voyager

Peppe Trotta per TRISTE©

Sono passati poco meno di due anni da quando, in occasione della pubblicazione di “Waypoints”, dichiaravo sulle pagine di TRISTE© il mio amore per lo pseudonimo scelto da Fraser McGowan in seguito alla chiusura della breve parabola Small Town Boredom condivisa con Colin Morrison.
Una firma, quella scelta dal musicista scozzese, dalla valenza fortemente elegiaca e perfettamente aderente ai suoi sfaccettati, ma sempre profondamente emozionali, tracciati sonori.

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Django Django – Glowing In The Dark

Francesco Blasilli  per TRISTE©

Se qualcuno pensa che il britpop inglese, che ha dominato la scena musicale britannica a cavallo degli anni novanta, sia trash, lasci subito perdere la lettura.

Non perché “Glowing in the Dark” dei Django Django sia un disco britpop, e nemmeno perché io ho passato la mia adolescenza a pane e britpop. Semplicemente perché difficilmente un movimento musicale tanto lungo non lascia eredità importanti.

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