The Lathums – From Nothing To A Little Bit More

Francesco Giordani per TRISTE©

Dovrei parlarvi del nuovo album dei Lathums ma prima vorrei soffermarmi un attimo su La La Land. No, non mi riferisco alla deliziosa pellicola di Damien Chazelle, che periodicamente rivedo in segreto (ma con immutata commozione), bensì al nuovo -venticinquesimo? dubito che in molti possano dirlo con certezza- album dei Guided by Voices.
Un lavoro ispirato, incredibilmente caldo, irresistibilmente vibrante, generoso di riff e melodie che si accendono nel fuoco stesso della loro combustione. Il garage come dovrebbe sempre suonare, l’indie come dovrebbe sempre incantare, il rock come abbiamo imparato ad amarlo, questo è La La Land: scassato, delirante, poverissimo, quasi straccione, eppure a suo modo nobile, eroico, incurante di tutto.

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Julian Never – Pious Fiction

Francesco Amoroso per TRISTE©

Se vi dicessi che in un solo album potreste ascoltare i Magnetic Fields, i Pains Of Being Pure At Heart, i Wild Nothing, i Cure, e un po’ di Echo & The Bunnymen, probabilmente pensereste che si tratti di una strana raccolta che unisce sonorità simili ma provenienti da epoche e luoghi lontani o che magari si tratti di una colonna sonora di qualche bel film indipendente, di quelli che vengono presentati al Sundance e, dopo qualche tempo, finiscono anche per diventare di culto.
E invece no! Non si tratta di alcuna raccolta o colonna sonora, ma di Pious Fiction,ll’album d’esordio di Julian Never, alias di Julian Elorduy, residente a Sacramento, CA ed ex batterista del gruppo MAYYORS.

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Shame – Food for Worms

Francesco Giordani per TRISTE©

Di recente mi è capitato di leggere una lunga quanto interessante intervista a Robert Fripp. Di essa mi ha colpito in particolate un folgorante quanto apparentemente fugace passaggio, nel quale il decano inglese del prog, parlando del suo periodo new wave legato all’album Exposure (1979) e alle coeve collaborazioni con David Bowie, Peter Gabriel e Daryl Hall, marcava con diabolica precisione la differenza fra band post-punk inglesi e omologhe americane dell’epoca. Se in queste ultime furoreggiava un nichilismo idealizzato e bohèmien da scuola d’arte, nelle prime, a detta di Fripp, era l’urgenza della realtà politica a pressare l’estetica della canzone e a plasmarla in forme nuove: “La mia esperienza, nel muovermi da una situazione all’altra, mi porta a dire che da un lato c’era principalmente un movimento artistico, un modo di affrontare le cose, di vivere, di lavorare, e dall’altro lato soprattutto una forte componente di protesta nei confronti delle condizioni politiche ed economiche dell’Inghilterra di allora” (da Rumore n.371, dicembre 2022)

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MF Tomlinson – We Are Still Wild Horses

Francesco Amoroso per TRISTE©

Qualche giorno fa, parlando tra il serio e il faceto, mio figlio -quasi undicenne- mi ha confessato che, tutto sommato, preferirebbe non crescere. Troppi problemi, troppe situazioni complesse da affrontare, troppi impegni noiosi, secondo lui.
Ho provato a fargli capire che crescere, invece, lo aiuterà ad apprezzare la vita, che con l’età arriveranno anche tante soddisfazioni, che con la maturità i momenti di gioia saranno vissuti con maggiore consapevolezza e trasporto e che, da adulto, riuscirà ad assaporare e fare tesoro di quegli attimi di felicità che adesso, invece, trascura e dà per scontati.
Non credo di essere stato tanto persuasivo.
Probabilmente perché neanche io ci credevo molto (eppure stavo parlando con mio figlio, una delle pochissime ragioni per cui riesco ancora non dico ad apprezzare, ma almeno a tollerare l’età adulta).

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Cicada – Seeking The Sources Of Streams

Peppe Trotta per TRISTE©

Alla luce di una contemporaneità fatta soprattutto di problematiche sociali e ambientali, guerre e pandemie non sorprende ritrovarsi di fronte a tante produzioni crepuscolari, spesso decisamente inclini a plasmare atmosfere distopiche. Il nero profondo, le ombre nette, il rumore e la dissonanza sono elementi a dir poco dominanti, ma fortunatamente a ogni regola corrisponde almeno un’eccezione. 

Nel caso della musica d’ambiente – particolarmente intrisa di toni plumbei – una realtà spiccatamente di segno opposto è rappresentata dall’attività di Flau, label con sede a Tokyo promotrice di itinerari sonori variegati accomunati da un’estetica onirica, orientata a costruire universi melodici confortevolmente luminosi. In tale contesto si inserisce la ricerca dei Cicada, ensemble di Taiwan formatosi nel 2009 e intento dal 2013 alla creazione di vere e proprie rappresentazioni aurali del paesaggio dell’isola.

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