Yo La Tengo – This Stupid World

Francesco Amoroso per TRISTE©

Insieme a te non ci sto più
Guardo le nuvole lassù
Cercavo in te
La tenerezza che non ho
La comprensione che non so
Trovare in questo mondo stupido

(P. Conte)

You know things are bad when they’re coming to me for answers“.
(Joe)

Idiocracy è un film demenzial-distopico, nel quale si racconta dell’anno 2505, un futuro dove, a causa della maggiore prolificità delle persone stupide, il livello di intelligenza medio degli uomini raggiunge livelli talmente bassi da mettere a rischio la sopravvivenza del pianeta e del genere umano.
Dubito che gli Yo La Tengo si siano ispirati a questo capolavoro profetico (forse solo un tantino ottimista: di questo passo il 2505 arriverà nel 2025…) o, ancor meno, alle magnifiche parole che Palo Conte scrisse per Caterina Caselli nel lontano 1970. E’ più probabile che, per trovare un titolo al loro sedicesimo album (se si contano solo quelli di materiale originale)  Ira Kaplan, Georgia Hubley e James McNew, abbiano dovuto semplicemente guardarsi un po’ intorno, magari limitandosi ad accendere la televisione. 

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Theory Of Ghosts – EP1

Francesco Amoroso per TRISTE©

Music won’t save you from anything but silence/ Not from heartbreak, not from violence

Let’s shut the lid on this/ Let’s move this rock and seal this cave/ ‘Cos this show has over-run/ I am done, I am done, I am done/ I’d rather stick a sword in my eye/ Than go through this again/ I am moving to Alaska/ I am moving to the moon/ But you never get/ No, you never get/ Closure
(G. Johnson)

Nonostante sia uno dei miei parolieri preferiti di sempre, non sono d’accordo con Glen Johnson quando afferma che la musica non possa salvarti da nulla fuorché dal silenzio. A me la musica mi ha sempre salvato da tutto (pleonasmo voluto), forse anche dai numerosi danni che la musica stessa mi ha causato.
Perciò, nonostante un caro amico abbia preso a prestito il verso per dare il nome alla propria webzine, reputo che questa considerazione sia semplicemente il tentativo da parte di un artista fin troppo sensibile di mostrarsi cinico per non risultare fragile e indifeso. Tentativo malriuscito (seppur riuscitissimo dal punto di vista della metrica e musicale) perché (al pari dell’ I Don’t Love Anyone dei Belle And Sebastian) dimostra sostanzialmente il contrario.

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The Murder Capital – Gigi’s Recovery

Francesco Giordani per TRISTE©

L’infausta notizia della morte del grande, grandissimo Tom Verlaine (a così pochi giorni peraltro da quelle, non meno impreviste, di Jeff Beck e David Crosby…) mi ha costretto a tornare a riflettere su una delle categorie tassonomiche più sfumate, a tratti francamente indecifrabili, del contemporaneo bestiario musicale: post-punk. Cosa designa, esattamente? E quel che designa, stricto sensu, è veramente lo stesso oggetto musicale a cui ci si riferisce quando oggi si sceglie di appellare una nuova canzone o la band che la intona “post-punk”?

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Ryuichi Sakamoto – 12

Peppe Trotta per TRISTE©

Avvertire costantemente la presenza del vuoto, sentire in modo prepotente la caducità della vita è un motore emotivo potente quanto incontrollabile, forza che può spingere in direzioni diverse con impeto mutevole.
Nell’esperienza di Ryuichi Sakamoto l’ombra profonda derivante dalla lotta prolungata con il cancro si è tradotta nell’ultimo decennio in un fare artistico diluito, ma anche di rara intensità. Lo ha testimoniato l’eccellente async  – risalente a ben sei anni fa – e ne è prova tangibile il nuovo 12.

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Complete Mountain Almanac – Complete Mountain Almanac

Francesco Amoroso per TRISTE©

Sarà una questione anagrafica, ma a me la parola Almanacco fa venire in mente solo una cosa: l’Almanacco del Giorno Dopo. era un programma “preserale” (dubito che allora si usasse questo termine, comunque) che iniziava con con l’indicazione delle effemeridi del sole e della luna, cioè dell’orario in cui sarebbero sorti e tramontati il giorno successivo, seguite dal santo del giorno e dalla rubrica “Domani avvenne“, con filmati storici, dedicati a un fatto accaduto in passato nel giorno dopo.
L’Almanacco del Giorno Dopo, con la sua sigla, le sue rubriche sempre uguali e dal sapore lontano di Italia rurale e bigotta, mi facevano sentire al sicuro e ora, inevitabilmente, mi rimandano a un passato idilliaco (naturalmente solo immaginato e non vissuto, visto che stiamo parlando degli anni di piombo…).
Sento la parola Almanacco e mi sento rasserenato.

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