
Francesco Amoroso per TRISTE©
“Nessuno ha ancora inventato una maschera antigas
e un rifugio antiaereo contro il tempo.”
GAUSTÌN, Cronorifugio, 1939
“L’uomo è l’unica macchina del tempo
di cui disponiamo.”
GAUSTÌN, Contro le utopie, 2001
(Georgi Gospodinov)
Interrogarsi sul passato è un esercizio che sta diventando sempre più frequente. Sarà perché, grazie alla tecnologia, abbiamo sempre più testimonianze vivide del passato, sarà perché è un periodo in cui interrogarsi sul futuro è diventato troppo difficile, sta di fatto che la riflessione sulla nostalgia e sulla memoria ha ormai assunto un carattere centrale del nostro “filosofeggiare”.
Quanto il passato informi il presente, quanto sia sano rifugiarvisi e perché il passato rappresenti per noi un tempo (un luogo?) ideale, sono domande che da sempre si pone anche la musica pop, un “genere” relativamente recentissimo (nella forma in cui lo conosciamo ha poco più di settant’anni) eppure così immerso nella nostalgia del passato, nel ricordo di un’epoca d’oro che, in realtà (come accade sempre anche all’uomo), era solo la sua infanzia e la sua pubertà, da rischiare di sembrare sempre e solo un vecchio che ha bruciato troppi neuroni e che non può che riciclare i ricordi, non avendo più le capacità per evolversi.



