Fortunato Durutti Marinetti – Memory’s Fool

Francesco Amoroso per TRISTE©

Nessuno ha ancora inventato una maschera antigas
e un rifugio antiaereo contro il tempo.

GAUSTÌN, Cronorifugio, 1939
“L’uomo è l’unica macchina del tempo
di cui disponiamo.”
GAUSTÌN, Contro le utopie, 2001

(Georgi Gospodinov)

Interrogarsi sul passato è un esercizio che sta diventando sempre più frequente. Sarà perché, grazie alla tecnologia, abbiamo sempre più testimonianze vivide del passato, sarà perché è un periodo in cui interrogarsi sul futuro è diventato troppo difficile, sta di fatto che la riflessione sulla nostalgia e sulla memoria ha ormai assunto un carattere centrale del nostro “filosofeggiare”.
Quanto il passato informi il presente, quanto sia sano rifugiarvisi e perché il passato rappresenti per noi un tempo (un luogo?) ideale, sono domande che da sempre si pone anche la musica pop, un “genere” relativamente recentissimo (nella forma in cui lo conosciamo ha poco più di settant’anni) eppure così immerso nella nostalgia del passato, nel ricordo di un’epoca d’oro che, in realtà (come accade sempre anche all’uomo), era solo la sua infanzia e la sua pubertà, da rischiare di sembrare sempre e solo un vecchio che ha bruciato troppi neuroni e che non può che riciclare i ricordi, non avendo più le capacità per evolversi.

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VV. AA. – Under The Bridge

Tiziano Casola per TRISTE©

Under the Bridge è una compilation-reunion di vecchie band della scuderia Sarah Records, autentica leggenda del mondo delle produzioni indipendenti.
Autentica leggenda per tanti motivi, il primo dei quali è che, nella sua breve vita (dal 1987 al 1995), l’etichetta mise a segno un centinaio di pubblicazioni di cui una percentuale piuttosto alta è, oggettivamente, canonizzabile tra i capolavori della canzone pop. Basti questo.

Di tutti gli altri motivi per cui l’intera opera Sarah merita attenzione ho già parlato in tante altre occasioni (addirittura in un esame all’università), ma si tratta di questioni più cervellotiche, in parte opinabile, e per questo secondarie alla questione capolavori-del-pop. Questa al contrario, opinabile non è.

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The Monochrome Set – Allhallowtide

Francesco Amoroso per TRISTE©

Passi i “migliori anni della tua vita” a combattere, sudando, sgomitando, viaggiando, suonando, facendo tutto quello che puoi perché il tuo talento, la tua musica, la tua anima e il tuo cuore possano avere un qualche riconoscimento, una validazione esterna, possano rimanere per un po’ sotto i riflettori. Magari riesci anche a raggiungere un moderato successo, uno di quelli che tu stesso dici “di culto”, ma nonostante i tuoi sforzi, nonostante le tue capacità, nonostante la passeggera notorietà, arriva il momento di lasciar perdere. Di chiudere la chitarra, il basso e la batteria nelle proprie custodie, di trovare un lavoro “vero”, di diventare finalmente adulti, magari con una famiglia e una villetta bifamiliare con un po’ di giardino sul retro. E, intanto i tuoi strumenti prendono polvere in uno sgabuzzino oppure sei stato costretto a venderli per arrivare a fine mese o fare un po’ di spazio per l’ultimo arrivato.
Oppure no.

Oppure fai come The Monochrome Set.

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King Hannah – I’m Not Sorry, I Was Just Being Me

Francesco Amoroso per TRISTE©

L’anno scorso ho fatto la conoscenza di Hannah Merrick e Craig Whittle in maniera piuttosto casuale, come accade quasi sempre: passeggiavo nelle vie meno trafficate della rete, soffermandomi qua e là, incuriosito da una copertina attraente, da un passaggi di chitarra piacevole, da una voce interessante e, all’improvviso, mi sono trovato al cospetto di Crème Brûlée. Ipnotizzato da 6 minuti e 28 secondi di chitarre alternativamente eteree e abrasive e da una voce graffiante e carezzevole (oggi abbondiamo di ossimori) non ho potuto fare a meno di innamorarmene istantaneamente e avere il desiderio di approfondire la conoscenza dei suoi artefici.

Ho scoperto che Craig, nato e cresciuto a Liverpool, pare avesse visto Hanna, arrivata in città dal Galles per studiare, per la prima volta esibirsi a un concerto e, da allora, aveva sempre pensato che avrebbe voluto fare musica con lei. E come biasimarlo?
E ho appreso che ci sono voluti altri due anni prima che si incontrassero davvero, mentre entrambi lavoravano nello stesso pub.

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Keeley Forsyth – Limbs

Peppe Trotta per TRISTE©

Un album di rara intensità, intriso di profondo lirismo, ha sancito nel 2020 il debutto discografico di Keeley Forsyth.
Archiviata – almeno temporaneamente – una carriera più che ventennale in qualità di attrice televisiva e cinematografica, l’artista inglese ha trovato nella musica il mezzo espressivo più congeniale per dare voce al suo tormentato universo interiore.

Già Photograph – lavoro breve che di quel brillante esordio rappresenta un’ideale estensione – lasciava intuire che Debris non sarebbe rimasto un episodio singolo e a darne ulteriore conferma arriva ora la pubblicazione di un nuovo tassello altrettanto coinvolgente.

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