Barzin – Voyeurs In The Dark

Francesco Amoroso per TRISTE©

Credete sia possibile scindere l’arte dall’artista che la crea? Che si possa ammirare un dipinto di Picasso pur conoscendone il suo atteggiamento nei confronti delle donne? Che si possa continuare ad adorare l’opera degli Smiths, pur consci delle posizioni politiche prese da Morrissey negli anni più recenti? Che si possa continuare a considerare Kevin Spacey un grande attore, nonostante le accuse molto gravi che gli sono state rivolte?
L’operazione di separare il prodotto artistico dal suo produttore è diventata, negli ultimi anni, sempre più complessa e rileggere l’opera di un artista alla luce delle mancanze e dei difetti del suo autore sembra ormai quasi una necessità (non è neanche infrequente leggere che questo o quel musicista rock fosse un grande artista NONOSTANTE facesse uso di droghe…).
Non è facile prendere una posizione netta su questa questione e mi capita sempre più spesso di sentirmi in difficoltà ad apprezzare l’opera di qualcuno che umanamente detesto.

Per fortuna, poi, esistono artisti come Barzin.

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Chris Brain – Bound To Rise

Francesco Amoroso per TRISTE©

Negli ultimi mesi, su queste pagine virtuali – ma anche su quelle reali e tangibili della rivista musicale con cui collaboro – mi sono occupato di alcuni album che hanno avuto una grande risonanza mediatica e un notevole riscontro commerciale e che, probabilmente, lasceranno un segno nelle cronache musicali del 2022 (e, magari, qualcuno di loro, sarà ricordato anche negli anni a venire).
Questo ha comportato che, nell’analizzarli, dovessi tenere conto oltre che dell’aspetto strettamente musicale e artistico degli stessi, anche del loro rapporto con la cultura, la società e le tendenze entro le quali queste creazioni artistiche sono state prodotte.
Non me ne lamento, ma mi sento più a mio agio quando posso concentrarmi sulla musica e sulle sensazioni che essa suscita in me. In fondo non sono altro che un appassionato di musica e ho titolo solo per tentare di trasmettere, attraverso le parole, ciò che la musica mi fa provare.

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Belle And Sebastian – A Bit Of Previous

Francesco Amoroso per TRISTE©

“Now we’re old with creaking bones/
Some with partners some alone/
Some with kids and some with dogs/
Getting through the nightly slog
“
(Young And Stupid)

Nell’estate del 1997, il proprietario di Screamadelica (un po’ l’omologo pescarese del romano Just Like Heaven), dopo aver ascoltato a lungo e condiviso le mie entusiastiche elucubrazioni su If You’re Feeling Sinister, mi offrì sottobanco – assolutamente gratuitamente, da appassionato ad appassionato – quasi fosse una sostanza proibita, una cassetta registrata in maniera decisamente approssimativa di Tigermilk, vinile d’esordio dei Belle And Sebastian, stampato l’anno precedente (pochi mesi prima di If You’re Feeling Sinister) in sole mille copie dalla Electric Honey (etichetta  discografica in-house dello Stow College di Glasgow).
All’epoca quell’album era assolutamente introvabile – e, ancora oggi, il valore di uno dei vinili originali si aggira intorno alle ottocento sterline – e riuscire anche solo ad ascoltarne le canzoni, attraverso quella che risultò essere una copia di una copia di una copia – con i problemi di fedeltà che questo inevitabilmente comportava – era davvero un privilegio. Una esperienza che poteva farti sentire parte di una setta segreta, di un piccolo culto devoto a una band che faceva della gentilezza, dei sentimenti e, soprattutto, della melodia, il proprio credo.

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Elvis Costello – The Boy Named If

Francesco Amoroso per TRISTE©

Uno dei miei primissimi ricordi di musica “altra” ha a che vedere con un paio di videoclip (così si chiamavano all’epoca), probabilmente trasmessi su Videomusic nell’inverno del 1984 o all’inizio del 1985, il cui protagonista era un tipo buffo, con occhiali smisurati e un aspetto decisamente lontano da quello delle popstar del momento (c’erano i Duran Duran, gli Spandau Ballet, gli Wham, tutti belloni di cui le ragazzine erano innamorate).
Le canzoni mi erano sembrate secondarie, in quel momento, come una specie di contorno alle gag travolgenti del cantante occhialuto, un commento sonoro che mi pareva, allora, divertente ma trascurabile.

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Wet Leg – Wet Leg

Francesco Amoroso per TRISTE©

Qualche giorno addietro mi è capitato di leggere che la critica musicale sarebbe, secondo alcuni, ormai arrivata al capolinea.
Si diceva che non si
E’ un’affermazione che mi sento almeno parzialmente di condividere: i tempi sono cambiati, lo streaming ha “democratizzato” l’ascolto musicale e la possibilità di ascoltare qualsiasi cosa (quasi…) in tempo reale e senza dover sborsare praticamente un euro, permette a chiunque di farsi un’idea senza dover ricorrere al filtro di un (presunto) esperto o ai suggerimenti di una rivista specializzata, visto che basta affidarsi agli algoritmi dei servizi di streaming. Chiunque può dire la propria e spesso lo fa dopo un solo ascolto (a volte anche senza un ascolto completo). Una specie di critica musicale che verrebbe dal basso, esautorando, come accade in ogni campo, i “professoroni” e negando loro ogni ruolo.

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