Francesco Amoroso per TRISTE©
Se tutti quelli che oggi dicono di aver da sempre ammirato il talento di Michael Head avessero, all’epoca, acquistato gli album che il songwriter di Liverpool ha sfornato con The Pale Fountains, Shack e The Strands (ma anche solo, più recentemente, il precedente lavoro con The Red Elastic Band del 2017), probabilmente il buon Michael, uno che nella sua vita ne ha viste di tutti i colori e ha attraversato tempeste che sarebbero riuscite a spezzare chiunque, adesso si starebbe godendo i frutti del suo lavoro in una qualche isola tropicale (magari di proprietà) e guarderebbe dall’alto in basso quasi tutte le popstar di cartone che, invece, tra gli anni ottanta e novanta, i soldi veri li hanno fatti.
E, invece, Mick -come viene affettuosamente chiamato- e la sua musica sono stati sempre appannaggio di pochi fortunati e, anche se adesso va di moda affermare di aver sempre amato le sue canzoni di pop psichedelico malinconiche e vitali, per anni -ad eccezione, forse, di un breve periodo con gli Shack- la sua notorietà era relegata tra pochi appassionati e maniaci del pop indipendente inglese.




