King Hannah @Largo Venue – Roma, 9/06/2022

Francesco Amoroso per TRISTE©

L’ultimo live report presente su TRISTE© risale al dicembre del 2019: la nostra Carlotta era andata a vedere Tamino alla Santeria di Milano.
Dopo di che il silenzio. Due anni e mezzo di vuoto. Di nulla, di serate spese chiusi nelle nostre case ad ascoltare, nella migliore delle ipotesi, i dischi dei tanti artisti che avremmo voluto vedere dal vivo.
Niente più concerti e, soprattutto, la brusca interruzione di quella condivisione, di quel consentire (provare un sentimento insieme con altri, ci spiega la Treccani) che è uno degli aspetti più importanti della fruizione musicale per chi, come noi, ama la musica profondamente, forse sopra ogni altra cosa.
Piano piano, però, tra scetticismo, timore ed entusiasmo (a Barcellona, in questi giorni, per il Primavera ci sono centinaia di migliaia di persone) l’attività live sta riprendendo ovunque e, benché mi sia sempre trovato poco a mio agio con il racconto dell’esperienza live, ho sentito che scrivere anche poche parole su uno dei primi concerti che mi hanno dato la sensazione di un lento ma (spero) irreversibile ritorno alla vita, fosse la cosa giusta da fare.

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(Make Me a) TRISTE© Mixtape Episode 71: My Raining Stars

My Raining Stars

My Raining Stars was formed by Thierry Haliniak as a solo project in 1998. In the early 90s, Thierry was in a band called Nothing To Be Done that performed with artists such as The Boo Radleys, Adorable, and Moose. Being raised by much of the music of those times, especially influenced by the legendary c86 era and bands from Creation and Sarah Records, Thierry has a knack of writing classic pop songs. For the next 10 years, Thierry recorded demos on his 4-track tape recorder before Didier Frahier (ex-Nothing To Be Done, E-grand) offered to help re-record and re-arranged some of his best tracks. In 2008, these songs would become My Raining Star’s debut album From St Saviour To Quickwell. In November 2020, he released a digital EP called Obvious Reasons with featured song lyrics by his friend Gilles Ramey. Just after the EP release, Thierry formed a new side-project called Meyverlin with Gilles Ramey and Philippe Lavergne (ex-Freluquets). In October 2021, they released their debut album Daily Events on the French indie label Too Good To Be True. During this time, Thierry grew closer to Casper Blond (Ethics), a talented young Danish multi-instrumentalist, who offered to help him record real drums and bass on his songs as well as mix and master them. In early 2022, Thierry had completed the ten songs that will become the second My Raining Stars album 89 Memories. The album will be released on June 17, 2022 by Shelflife (US) and Disco de Kirlian (Spain). 89 Memories is an album particularly close to Thierry’s heart and one he is immensely proud of.

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Barzin – Voyeurs In The Dark

Francesco Amoroso per TRISTE©

Credete sia possibile scindere l’arte dall’artista che la crea? Che si possa ammirare un dipinto di Picasso pur conoscendone il suo atteggiamento nei confronti delle donne? Che si possa continuare ad adorare l’opera degli Smiths, pur consci delle posizioni politiche prese da Morrissey negli anni più recenti? Che si possa continuare a considerare Kevin Spacey un grande attore, nonostante le accuse molto gravi che gli sono state rivolte?
L’operazione di separare il prodotto artistico dal suo produttore è diventata, negli ultimi anni, sempre più complessa e rileggere l’opera di un artista alla luce delle mancanze e dei difetti del suo autore sembra ormai quasi una necessità (non è neanche infrequente leggere che questo o quel musicista rock fosse un grande artista NONOSTANTE facesse uso di droghe…).
Non è facile prendere una posizione netta su questa questione e mi capita sempre più spesso di sentirmi in difficoltà ad apprezzare l’opera di qualcuno che umanamente detesto.

Per fortuna, poi, esistono artisti come Barzin.

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Chris Brain – Bound To Rise

Francesco Amoroso per TRISTE©

Negli ultimi mesi, su queste pagine virtuali – ma anche su quelle reali e tangibili della rivista musicale con cui collaboro – mi sono occupato di alcuni album che hanno avuto una grande risonanza mediatica e un notevole riscontro commerciale e che, probabilmente, lasceranno un segno nelle cronache musicali del 2022 (e, magari, qualcuno di loro, sarà ricordato anche negli anni a venire).
Questo ha comportato che, nell’analizzarli, dovessi tenere conto oltre che dell’aspetto strettamente musicale e artistico degli stessi, anche del loro rapporto con la cultura, la società e le tendenze entro le quali queste creazioni artistiche sono state prodotte.
Non me ne lamento, ma mi sento più a mio agio quando posso concentrarmi sulla musica e sulle sensazioni che essa suscita in me. In fondo non sono altro che un appassionato di musica e ho titolo solo per tentare di trasmettere, attraverso le parole, ciò che la musica mi fa provare.

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Belle And Sebastian – A Bit Of Previous

Francesco Amoroso per TRISTE©

Now we’re old with creaking bones/
Some with partners some alone/
Some with kids and some with dogs/
Getting through the nightly slog

(Young And Stupid)

Nell’estate del 1997, il proprietario di Screamadelica (un po’ l’omologo pescarese del romano Just Like Heaven), dopo aver ascoltato a lungo e condiviso le mie entusiastiche elucubrazioni su If You’re Feeling Sinister, mi offrì sottobanco – assolutamente gratuitamente, da appassionato ad appassionato – quasi fosse una sostanza proibita, una cassetta registrata in maniera decisamente approssimativa di Tigermilk, vinile d’esordio dei Belle And Sebastian, stampato l’anno precedente (pochi mesi prima di If You’re Feeling Sinister) in sole mille copie dalla Electric Honey (etichetta  discografica in-house dello Stow College di Glasgow).
All’epoca quell’album era assolutamente introvabile – e, ancora oggi, il valore di uno dei vinili originali si aggira intorno alle ottocento sterline – e riuscire anche solo ad ascoltarne le canzoni, attraverso quella che risultò essere una copia di una copia di una copia – con i problemi di fedeltà che questo inevitabilmente comportava – era davvero un privilegio. Una esperienza che poteva farti sentire parte di una setta segreta, di un piccolo culto devoto a una band che faceva della gentilezza, dei sentimenti e, soprattutto, della melodia, il proprio credo.

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