Francesco Giordani per TRISTE©
Devo ammettere di aver scritto già tanto su Hayden Thorpe e sui suoi Wild Beasts, in ormai quasi vent’anni di ininterrotti ascolti e frequentazioni per così dire sonore. In un paio di casi, ad onor del vero, addirittura personali.
Nel 2010, nelle vesti di eccitatissimo corrispondente romano per conto di una rivista che ancor oggi potete trovare in edicola, seguivo non ricordo più quale edizione della rimpianta rassegna M.I.T. Meet in Town all’Auditorium Parco della Musica. Imbattutomi casualmente in un danzante Thorpe, abilmente mimetizzato nella folla grazie ad un cappellino di lana – la breve ma folgorante esibizione della sua band era terminata pochi minuti prima nella sala Teatro Studio – non ebbi un solo istante di esitazione nel riconoscerlo, chiedendo e ottenendo autografo in criptica grafia (l’alcool o chissà che fluido mistico era probabilmente già entrato in circolo) su una Moleskine rossa da cronista rampante che ancora conservo.
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