Le firme di TRISTE©: il 2021 di Carlotta Corsi

Carlotta Corsi per TRISTE©

Quest’anno è stato decisamente silenzioso per me. Ho l’abitudine di rifugiarmi nelle parole e sopra ogni cosa, nella musica, gli ultimi dodici mesi però, ho abbassato drasticamente il volume di tutto e non so quanto bene mi abbia fatto alla fine.
Avrei voluto fare una lista meritocratica e in grado di risuonare con quelle che si vedranno nei prossimi giorni sui vari magazine, ma la verità è che sarebbe falsa, per quanto probabilmente più interessante per voi. Farò una lista onesta, ovvero dei pochi –ahimè- ascolti di quest’anno, tirando fuori i migliori per me e menzionando, poi, per giustizia, gli artisti che quest’anno hanno fatto la differenza, non solo per me.

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Circuit Des Yeux – -io

Francesco Amoroso per TRISTE©

Non so se capita anche ad altri, ma personalmente, da qualche tempo a questa parte, tendo ad adagiarmi, nei mei ascolti, su sonorità che riescono ad accompagnare le mie attività quotidiane senza essere troppo invasive o disturbanti. Privilegio, così, artisti e musicisti che, pur esprimendo – almeno dal mio punto di vista – tutto il loro talento e la loro personalità, lo fanno con una certa pacatezza o con sonorità a cui sono maggiormente abituato.
Questo atteggiamento, tuttavia, rischia di farmi perdere una grande fetta di produzione musicale, che sarebbe almeno altrettanto degna di attenzione, per il solo fatto che le caratteristiche espressive scelte da alcuni artisti mal si conciliano con un ascolto disattento o non sono adatte a qualsiasi momento della giornata o umore.

La produzione musicale di Haley Fohr, in arte Circuit Des Jeux, è un esempio evidente di quanto sto provando a spiegare: le sue composizioni, articolate, impegnative, spesso stranianti e dissonanti, non sono adatte ad essere fruite distrattamente, né, tantomeno, in qualsiasi mood ci si trovi.
E questo vale anche per il suo ultimo album, -io, per quanto, in alcuni passaggi, sia il più accessibile della sua produzione.

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Tasha – Tell Me What You Miss The Most

Francesco Amoroso per TRISTE©

La categoria dei cosiddetti Break-Up Albums, gli album che sono ispirati e che parlano della fine di un rapporto amoroso, è affollatissima ed eterogenea.
Praticamente chiunque si è cimentato nello scrivere un album che racconti di abbandoni, separazioni forzate, perdite dell’amore e fine di una relazione.
In rete si trovano decine di classifiche dei migliori “break-up albums” di sempre e ci si possono trovare Frank Sinatra e i Radiohead, Lorde e Bruce Springsteen, Adele e Nick Cave, addirittura gli Slowdive (anche se il più gettonato rimane Rumors dei Fleetwood Mac).
Sembra, insomma che, quale che sia il tuo genere di musica di riferimento, devi, in carriera, scrivere almeno un album sulla fine della tua relazione. ma non è difficile: si sa che gli artisti hanno vite sentimentali di solito burrascose (ad eccezione, forse, di Robert Smith dei Cure, che sta con Mary da quando era ragazzino, eppure, con Disintegration, magari scritto in un momento di crisi del rapporto, è riuscito anche lui a entrare nella categoria dei break-up albums).

Se ne deve dedurre, quindi, che la fine di una relazione sia un argomento trito e ormai fin troppo sfruttato? Potrei propendere per una risposta positiva, se non fosse per l’uscita, recentissima, del secondo lavoro dell’artista chicagoana Tasha, Tell Me What You Miss The Most.

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Starlight Assembly – Starlight And Still Air

Francesco Amoroso per TRISTE©

I’ll hold this moment
In my mind’s eye
A heartbeat
A tension
A moment

Correva l’anno 1986 ed io, giovane di provincia ai primi passi nella musica indipendente, mi innamorai perdutamente della voce di Dominic Appleton.
L’avevo scoperta con il primo album della sua band, i Breathless, titolato The Glass Bead Game – titolo preso da uno dei romanzi di Herman Hesse che, all’epoca, andavano per la maggiore tra gli adolescenti che volevano mostrarsi impegnati – che qualcuno mi aveva registrato su una cassetta.

La musica della band inglese mi risultò ostica al primo impatto, ma la voce di Dominic mi colpì immediatamente e, così, quando mi capitò di ascoltarla nuovamente, poco dopo, impegnata a cantare ben tre brani in quel capolavoro di Filigree & Shadow, seconda opera a firma This Mortal Coil, l’amore era cosa fatta.
Nella mia lunga esperienza di ascoltatore, mi è capitato raramente di imbattermi in voci altrettanto capaci di caratterizzare una canzone e di imprimersi nel DNA di una band come accade con la voce di Dominic, con il suo timbro nasale, il suo incedere cantilenante, i suoi sottili difetti di pronuncia che le conferiscono ancora maggiore personalità e unicità.

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(Make Me a) TRISTE© Mixtape Episode 49: David Christian and The Pinecone Orchestra

David Christian and The Pinecone Orchestra (© Anne-Laure Guillain)

After 29 years with British indie/garage/beat/punk/psych-pop collective Comet Gain, singer/mastermind David Christian (Feck) is going “solo”. Under the sun of his new home in the South of France, exchanged for Brexit London, he created a folk-rock album with the kind help of numerous friends on numerous instruments. The LP was made in the middle of the french countryside in a barn/farm owned by Mike and Allison Targett of Heist where along with drummer Cosmic Neman (Zombie/Zombie, Herman Dune) they cut the record with Mike producing and both Targetts adding vocals, pianos etc. Then later, the group of friends known as The Pinecone Orchestra – James Horsey and Alasdair MacLean (The Clientele), Ben Phillipson (18th Day Of May/Trimdon Grange Explosion/Comet Gain), Gerry Love (Teenage Fan Club/Lightships), Anne-Laure Guillain (Comet Gain/Cinema Red And Blue) and Joe-Harvey Whyte (Hanging Stars) – coloured everything in with guitars, vocals, bass, pedal steel etc.. The result is called For Those We Met On The Way and is out now on German label Tapete Records.

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