
Francesco Giordani per TRISTE©
Bisogna ammetterlo: non tutti (e cominciano ad essere tanti, solo a pensarci) i mesi di lockdown sono venuti per nuocere. La reclusione e il confino hanno permesso anche cose buone. O, almeno, non così spaventosamente cattive.
Tra i frutti meno acri della catastrofe metto dunque volentieri il secondo album di Max Bloom, uno dei pochi manufatti discografici post-pandemici ad avermi integralmente conquistato.



