(Make Me a) TRISTE© Mixtape Episode 1: Joni Île

Joni Île

“Make me a mixtape/ something old and something new/ Something I said or that we did, that reminds me of you/ Make me a mixtape that makes me yours/ Make me a mixtape that brings me closer to you”
(The Promise Ring, 2000)

Inspired by the above lyrics, we asked artists we love for a short playlist of their favourite music, their sources of inspiration or, simply, the songs they like most in that moment because we think it would be a great inside look at their world and music.

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This Is The Kit – Off Off On

Peppe Trotta per TRISTE©

Malumore ed incertezza sono di sicuro sensazioni molto diffuse in questo complicato momento storico, riflesso di una situazione quanto mai instabile e colma di tensione.
Ogni aspetto del vivere è coinvolto e stravolto da questo oscuro vortice che ci sta investendo ed è quindi quasi fisiologico che tanta produzione creativa di questo ultimo anno sia proiettata verso orizzonti tetri risultando pervasa da incombente inquietudine.

Eppure, forse, avremmo bisogno di luce, di qualcosa che pur non negando la difficoltà del quotidiano sappia infondere energia e calore, elementi necessari per non soccombere.

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Travis – 10 Songs

Francesco Giordani per TRISTE©

Per il loro decimo disco in venticinque anni di carriera, i Travis si e ci regalano dieci nuove canzoni tonde tonde, come da apodittico titolo. Canzoni che paiono quasi, già ad un primissimo ascolto, vecchi inediti ritrovati magicamente fra le carte e gli appunti della band scozzese, tanta è la leggerezza che bacia dalla prima all’ultima nota gli spartiti di questo album, scritto interamente dal leader Francis Healy a Los Angeles (dove risiede da anni) e poi registrato a Londra per le cure dell’esperto Robin Bayton.

Ascoltando le magnifiche Valentine (tra le più travisiane prima maniera), A Ghost, Waving A Window, Kissing in The Wind, la folkeggiante The Only Thing (in duetto con la fan d’eccezione Susanna Hoffs delle Bangles) davvero non riesco a trattenere un sentimento di totale abbandono elegiaco a stagioni della vita più clementi dell’attuale.

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The Luxembourg Signal – The Long Now

Francesco Amoroso per TRISTE©

Quante cose ci sarebbero da dire.
Quanti argomenti “seri” e vitali da affrontare.
Quanto può sembrare futile, in queste circostanze, tornare a parlare di argomenti non “essenziali”.
Eppure, a prescindere dal fatto che sarebbe sempre opportuno parlare solo di ciò che si conosce, è proprio in momenti come questo che le cosiddette attività “non essenziali”, quelle cioè che non sarebbero utili alla stretta sopravvivenza, secondo una concezione della vita strettamente legata all’economia, al mercato e alla produzione, assumono un’importanza straordinaria, vitale.

E, allora, senza la presunzione di avere risposte a tutte le domande che spontaneamente e inevitabilmente ci arrivano alla mente, proviamo a parlare ancora di musica.
Del resto è per questo che siamo qui. Le risposte e ciò che riguarda le attività “essenziali” potete (forse) trovarle altrove.

Parliamo di musica (registrata, naturalmente, perché di quella dal vivo chissà quando potremo parlare di nuovo), parliamo del terzo lavoro di The Luxembourg Signal.

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Keaton Henson – Monument

Peppe Trotta per TRISTE©

La bellezza non sempre fa spettacolo, a volte è malinconica, sussurrata, incerta. A volte inizia dentro di noi come un anelito a chissà cosa, come una domanda confusa, e poi si fa ritrovare fuori, e sembra la stessa domanda che è diventata parte della realtà.

In queste poche righe estratte dal suo “Isole – Guida vagabonda di Roma”, Marco Lodoli esprime con abbagliante efficacia come il bello possa annidarsi ovunque e sorprenderci in modo totalmente inatteso. Non soltanto apparire  evidente  lì dove siamo abituati a cercarlo, ma trovarsi immerso nell’ombra di un angolo discreto, nascosto in attesa che qualcuno o qualcosa lo riveli. E tra questi antri oscuri si annovera anche il dolore di un’anima che soffre, sentimento profondo e travolgente che a volte riesce a divenire fertile linfa da cui estrarre cristallina poesia. Un’elegia delicata e dolente capace di incantare e coinvolgere, così come accade ascoltando il nuovo, ispirato lavoro di Keaton Henson.

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