Ian Penman – Mi Porta a Casa, Questa Curva Strada

Francesco Giordani per TRISTE©

“Come si fa a rendere lʼidea di tutte le tagliole e i banchetti, le vette e le trappole, di una vita difficile ma, a intermittenza, gioiosa come quella di Parker? Entri in scena, soffri e dai forma a qualcosa di talmente espressivo, dalla tecnica talmente feroce, dalla sensibilità emotiva talmente spiccata, che qualunque necessità di dilungarsi negli “ah, tra lʼaltro” delle note a piè di pagina scompare.”

Il “timbro” specifico di Ian Penman risuona già in tutta la sua lampante chiarezza nel titolo che il critico inglese ha scelto per questa sua seconda raccolta di saggi critici –e prima tradotta in Italia, per felice iniziativa di Atlantide, in 999 copie numerate. It gets me home, this curving track è infatti un musicalissimo verso del supremo poeta britannico Wystan Hugh Auden che tuttavia, come Penman stesso esplicita nella prefazione, può essere percorso anche in un senso sensibilmente divergente dal letterale: quella track potrebbe infatti rivelarsi il solco di un disco che gira e che, nel suo girare, scrive Penman, “ha davvero il potere di farci sentire in una specie di casa”. Quale altro critico musicale affiderebbe oggi la soglia di un suo libro al segreto ineffabile della poesia?

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Keeley Forsyth – Photograph

Peppe Trotta per TRISTE©

Esistono flussi creativi di rara intensità destinati a rimanere ignoti, celati sotto uno strato spesso e inviolabile che li contiene e argina senza farli mai affiorare. Ma a volte questo vitale magma riesce a raggiungere un varco, a scavare una breccia continuando a incidere con lenta e determinata costanza la superficie che lo imprigiona. E quando ciò accade il suo scorrere diventa palese ed inarrestabile.

Nella profondità dell’animo di Keeley Forsyth è stata la musica ad essere coltivata e trattenuta per anni, almeno fin quando all’inizio di questo strano anno non è riuscita a cristallizzarsi in un’opera prima di struggente intensità, che traduceva in parole e suono gli echi di un lungo frangente di oscura sofferenza interiore.

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The Avalanches – We Will Always Love You

Carlotta Corsi per TRISTE©

E se vi dicessi che questo è il disco di cui avevamo bisogno?

Qualche giorno fa ero al telefono e come la maggior parte delle volte quando parlo con il mio ragazzo finiamo a discutere sempre delle stesse due cose: cinema e musica.
Inutile dirvi che sembra un troll immenso, ma è davvero così.
A differenza sua, il mio immaginario è cresciuto con la stimolazione della musica, mentre lui ha sempre avuto una predilezione per l’immagine e per l’emozione che un’opera cinematografica sa portare.

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(Make Me a) TRISTE© Mixtape Episode 7: Jessica

Jessica

Jessica started her music career with the folk-noir duo Jep and Dep who over the last 5 years have supported some spellbinding acts such as Jessica Pratt, Johnny Marr, Low, Mirel Wagner and Aldous Harding, toured Europe twice and released two critically acclaimed albums.
Her debut The Space Between takes listeners on a slow, haunting ride down the river of sorrow. The album explores the theme of loss and memory and her curiosity for the nature of things passing. The album highlights Jessica’s sublime and ethereal vocal range and layered harmonies, which at times become lyric-less and all about the expression, reminiscent of Beth Gibbons and Elizabeth Fraser from the Cocteau Twins. The vocals sit deliberate and mournful throughout the album, coupled with a bare reverbed-out electric guitar and baroque pop orchestration, the album brings a heavy vibration of beauty and escape. The album was mixed, mastered, recorded and produced by Darren Cross (Gerling/Jep and Dep) from his Bernstein Studios over the last 5 months of Covid (March to August 2020).
“The Space Between” is out now.

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Anrimeal – Could Divine

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

In questo presente che sembra non andare da nessuna parte se non ripetersi continuamente, dobbiamo sforzarci di divinare il futuro per renderlo reale e permettergli di agire retroattivamente generando quel cambiamento di cui tanto avremmo bisogno.

La musica, come sempre, può giocare un ruolo importante. Ma l’abbondanza che negli ultimi anni ha invaso il mercato musicale (anche questo ormai in un continuo presente che ripete sé stesso) ha portato al rumore: troppe informazioni, troppi bit, anziché rendere più chiara la lettura di quello che stava accadendo, hanno confuso tutto. Anche e soprattutto i pensieri.

Guardiamo al passato con nostalgia e facciamo binge eating di qualsiasi prodotto (purtroppo anche artistico) del presente. Si è persa la magia e l’immaginazione. E servirebbe un approccio magico per divinare tutti i futuri che potrebbero non accadere.
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