Keeley Forsyth – Debris

Debris

Peppe Trotta per TRISTE©

Giungere sul bordo del baratro e sentire la vita che si spezza, l’anima esplodere in un milione di piccoli frammenti.
Rialzarsi e trasformare i resti in materia viva, estrarre dal dolore la forza per trovare un nuovo punto di origine.
Che sia la sofferenza uno dei motori più potenti da cui scaturisce l’arte è certamente un dato di fatto, ma è sempre imprevedibile il modo in cui ciò accade.

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Klangstof – The Noise You Make Is Silent

Klangstof - The Noise You Make Is Silent

Francesco Blasilli per TRISTE©

Il secondo album è sempre il banco di prova più atteso per ogni band. E nel caso dei Klangstof, grazie al nuovissimo “The Noise You Make Is Silent”, l’esame è superato a pienissimi voti.

Ora i più si staranno domandando chi sono i Klangstof, figuriamoci quindi se conoscono il disco d’esordio “Close Eyes To Exit”, ma certo questa non può essere una colpa.
Basta pensare che il loro disco non è stato possibile nemmeno ordinarlo in negozio, visto che non fa parte del circuito di distribuzione italico.

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Roberto Ventimiglia – Raw

Roberto Ventimiglia Raw

Francesco Giordani per TRISTE©

Il songwriter Roberto Ventimiglia, che ricordiamo per il delizioso ep Bees make love to flowers (2018), su queste colonne già brillantemente recensito, approda in questi giorni al vero e proprio debutto sulla lunga distanza discografica.

Quasi a ribattere con fine ironia al titolo Raw, Ventimiglia incastona nella copertina del suo album un bellissimo (auto)ritratto da bambino.
E cosa può esserci in fondo di più grazioso, innocente e delicato della nostra infanzia? Cosa di più nudo e vero?

L’immagine d’altra parte suggerisce cortocircuiti poetici fra piani temporali intrecciati e così poi effettivamente è, se ci si lascia portare dal tempo multiforme del disco: si va, infatti, titoli alla mano, dall’ossimoro solo apparente di Forever and a Day al futuro (assai distopico) di 2081, passando per l’amore furtivo di One-Hour-Love.

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Douglas Dare – Milkteeth

milkteeth

Giulia Belluso per TRISTE©

– Se ti svelassi un mio grandissimo segreto, cosa faresti?
– Starei qui, in silenzio, Douglas, ad ascoltarti.
– Non so se ne ho il coraggio…
– Potresti scrivere un album di undici tracce con il quale esprimere in assoluta libertà la tua straordinaria capacità d’essere insolito quanto raro.
– Beh, allora siediti. Andiamo indietro nel tempo. Ti racconterò di quando ero bambino.

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Close Lobsters – Post Neo Anti (Arte Povera In the Forest Of Symbols)

Close Lobsters

Giulio Tomasi per TRISTE©

Ricordo l’emozione quando nel 2009 furono ripubblicati i singoli dei Close Lobsters nella raccolta “Forever, Until Victory!”.

Insieme all’urgenza di memoria storica dei fan-veterani della golden age C86, forse sono stati i sentimenti di chi come me non ha vissuto in prima persona quella stagione, ma che trasuda un’empatia viscerale con quel microcosmo, a portare gli scozzesi Close Lobsters, nel corso dello scorso decennio, alla decisione di rimpolpare la propria discografia dopo anni di silenzio, prima attraverso uscite brevi per poi arrivare a questo caldo febbraio 2020  con l’attesissimo Lp “Post Neo Anti – Arte Povera In the Forest Of Symbols”.

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