Alabama Shakes @the Coronet Theatre – London – 16-11-2012

Il Coronet Theatre è una meraviglia dalla storia centenaria, un teatro dalle rifiniture art decò che ha dato inizio alla carriera di un genio del nostro secolo: Charlie Chaplin. Si narra che (Wikipedia, altrimenti non lo avrei mai saputo. Donate!), durante la Seconda Guerra mondiale, il teatro abbia dato rifugio a molte persone, per via delle sue solide fondamenta. Ci piace pensare che oggi come allora, premessa l’evidente differenza di contesto, questo posto dia rifugio a chi cerca riparo dai bombardamenti mediatici di certa musica moderna.

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Brittany Howard non è Charlie Chaplin, ma è difficile non riuscire a vedere il talento luminosissimo (sto scrivendo con gli occhiali da sole) di questa ragazza nera dalle forme morbide e dalla voce sublime, nel senso kantiano del termine. Quando intona “Hold on“, il singolo che ha fatto muovere Letterman dalla sedia per esclamare: “Come on! That was fantastic, seriously”; ti viene voglia di andarla ad abbracciare lì sul palco, ma poi ti rendi conto che l’anatroccolo ha lasciato spazio al cigno già da tempo, e rimani lì, fermo sui tuoi passi, ad ammirarla.

Già dal terzo pezzo, ti volti attorno e ti accorgi che le mura di questo posto che ha retto il peso dei bombardamenti tedeschi, sono crollate, per lasciare posto ad una distesa di campi di cotone. Il freddo nuvoloso e drizzling di Londra ha lasciato spazio al sole dell’Alabama; tutta la gente è a cantare trasportata nell’al di là misterioso da cui anima e voce di Brittany provengono. Poi il tipo di fronte a me inizia la sua battaglia coi cibi pesanti e relativa flatulenza, io ritorno coi piedi per terra un po’ frastornato, e mi sposto più in là a godermi il resto del concerto.

Il live è caldo, tirato, e pienamente al servizio della leader che si muove senza sosta ed emoziona per tutto il tempo. Il resto dei musicisti scompare di fronte a tanta personalità, si nota solo il batterista quando, per il bis, rientra spruzzando liquido infiammabile – poi infiammato – sui piatti. La setlist integra pezzi dell’album, cover e pezzi del nuovo album senza mai perdere di vista l’intrattenimento. Il pubblico apprezza al punto che la nostra B. si ferma più volte a parlare con tutti e a sottolineare quanto sia contenta e onorata che gli Shakes abbiano potuto esibirsi al Coronet.

Qualche giorno fa, leggevo che Matteo Bordone aveva affermato: “..uno dei problemi dell’indie rock è la sua indifferenza alla musica nera e al rock’n’roll..”, magari ha ragione (per me no), ma un live del genere ti fa pensare. Ti fa pensare quanto la vita abbia bisogno di blues, di rock’n’roll e di Brittany Howard.

VOTO: 9.5. è nata una nuova stella.

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