Cloud Nothings @Scala, London – 27/05/2015

Tutto ha inizio verso le sette. Si lo so che per voi italiani è inconcepibile, ma qui, dall’altra parte della manica è usual. In più ho un
biglietto extra e proverò a venderlo a qualcuno (ah, l’italiano).

Ci metto più o meno 3 secondi a farlo, ci sono una coppia di ragazzi di 18 anni al massimo, il ragazzo mi chiede se ho un biglietto spare, gli dico di si. Mi chiede quanto voglio, lo guardo e gli chiedo quanto vuole spendere. Poi lo riguardo, mi ci rivedo un po’ e gli dico: “dammi giusto i soldi che ho speso e divertiti”. Lui, incredulo e felice mi dice che su seatwave costavano 4 volte tanto. Beati gli ingenui.

Cloud Nothings - SCALA

Dopo una birretta veloce, entro alla Scala, di cui fino a quel momento conoscevo solo la fama. Una venue storica, in cui hanno suonato molte band famose e come la sua omonima di Milano, mi lascia stupito quando, entrando, mi accorgo che si tratta di una sala medio-piccola. Mi ricorda la FLOG di Firenze, senza il piano di sopra, forse anche più piccola.

Quando però le due band che aprono i Cloud Nothings entrano in scena, mi accorgo qual’è il vero motivo della sua nomea: l’acustica è eccellente. L’esatto contrario della performance dei The Pheromoans, una roba raccapricciante. Svogliati, stonati, trasandati, sembra che siano stati buttati sul palco per caso e loro sfruttano l’occasione per fare quelle che sembrano prove in studio, davanti a della gente.

Per fortuna poi arrivano The Primitive Parts, trio londinese – 2 chitarre + batteria – carico e tirato a lucido per la serata. Fanno 6-7 pezzi che mi lasciano impressionato, ne riparleremo presto.

L’attesa finisce, bevo l’ultimo sorso della mia Red Stripe a £4,90 (really?!?) e mi preparo ad accogliere la band di Dylan Baldi. Arrivano on stage con un’attitudine shoegaze e da lì a poco scatenano l’inferno. Alla batteria, infatti, c’è un certo Jayson Gerycz che picchia come se non ci fosse un domani ed è lui che trascina il sound della band a velocità supersoniche. La gente sembra apprezzare, al punto che il pogo al centro della sala inizia e non si ferma più fino alla fine. 

Loro, i Cloud Nothings non sembrano curarsene troppo, inanellano una serie di pezzi nuovi e vecchi mettendo in risalto la continuità dei due dischi che nella dimensione live, si miscelano perfettamente. E la sinergia col pubblico è impressionante, in più di un’occasione mi lascio cullare dall’idea di essere al centro del mondo. Penso in un certo senso di stare assistendo alla rinascita del grunge. Ed in tutta sincerità, anche qui dall’altra parte della manica, non è niente di usual.

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