Ghostpoet – Shedding Skin

La metà londinese di TRISTE© non è più la metà londinese. Non che non sia più la metà di questa bella avventura che abbiamo iniziato insieme a settembre 2012. Semplicemente non è più londinese: il secondo polo di queste pagine si sposta nel sud della Francia, sulle coste della Provenza, in quella città bellissima e affascinante che è Marsiglia.

Non nascondo un po’ di tristezza (senza ©), se non altro per tutte le scorribande fatte insieme in terra d’albione. E per il posto letto gratuito (ehm). Al tempo stesso non posso che essere felice per lui e per questa nuova avventura. Sperando si ricordi di comprare un letto in più nella nuova casa…

Sì, perchè oltre ad essere uno dei miei più cari amici e una delle persone che “consuma” più musica che io conosca, è anche un ottimo compagno di viaggio. Così in questi anni di sua residenza in Inghilterra appena potevo cercavo di raggiungerlo.

Ghostpoet_SheddingSkinE allora sono tanti i ricordi, tra i quali mi piace menzionare la ricerca incessante (con prodigo tassista) di un locale dove poter mangiare il buonissimo scouse a Liverpool, le incredibili pies all’Old John Stock (sì, il mangiare è molto presente..) e le risse nei locali di Birmingham (no, non eravamo direttamente coinvolti), Londra, i suoi quartieri e i suoi locali. E il Field Day.

E proprio all’edizione dello scorso anno di questo ottimo festival londinese (sì, ci arrivo al disco. Scusate, ma ero in fase ricordi) siamo stati folgorati dal live di un artista che ha tanta di quella classe da bastare per 5/6 band.

Obaro Ejimiwe (aka Ghostpoet) si era presentato sul palco a metà pomeriggio e in una oretta scarsa aveva mostrato come tutto quello che di buono aveva fatto sentire su disco (il suo bellissimo debut, Peanut Butter Blues & Melancholy Jam, risale al 2011, seguito nel 2013 dall’ottimo Some Say I So I Say Light) non fosse solo confermato, ma ampliato dalla sua bravura (e quella della sua band) dal vivo.

E non solo. Ghostpoet già in quel pomeriggio del 2014 aveva iniziato a testare il suo “nuovo corso”, quei pezzi e quel mood che l’anno portato a Shedding Skin. Dieci canzoni che sembrano uscire (piano piano) dalle atmosfere al limite della depressione del secondo disco.

Certo, ancora la raffinata cupezza di questo artista è un marchio di fabbrica bellissimo ed inconfondibile: ma un pezzo come la conclusiva Nothing In The Way (“Nothing in the world can stop us”) sembra intravedere una luce nel grigio cielo londinese.

E se rimangono i delicati tocchi di elettronica quasi jazzata, i groove coinvolgenti e cupi, in questo nuovo lavoro pieno di interessanti collaborazioni Ghostpoet sembra guardare con maggiore decisione ad un approccio da songwriter contemporaneo.

Se l’iniziale Off Peak Dreams è in filo diretto con la produzione più “classica” del musicista londinese (un pezzo che non ti lascia tregua per 3 minuti e 18 tiratissimi e al tempo stesso “classy”), alla terza traccia troviamo già quello che, per me, da un lato è il capolavoro di questo disco, e dall’altro il miglior esempio del nuovo approccio di questo artista: Be Right Back, Moving House (con il “cameo” di Paul Smith dei Maximo Park. No, non lo stilista).

Un pezzo che non riesco a smettere di ascoltare dall’uscita, pocho giorni fa, di questo disco che trova, tra le altre canzoni, alcune vere chicche: la claustrofobica Yes, I Helped You Pack e Sorry Love, It’s You Not Me sono due piccoli capolavori che indicano nel miglior modo possibile tutte le qualità di Ejimiwe.

Ma quello che davvero rimane dentro sia nell’ascolto che vedendolo dal vivo, sono (insisto) la sua grande classe e la sua raffinatezza musicale. Un artista che non vedo l’ora di poter vedere di nuovo live.

Magari in Italia. O sorseggiando un pastis in compagnia dell’ “ex-londinese” nelle vicinanze di Marsiglia.

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One thought on “Ghostpoet – Shedding Skin

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