JP Riggall – The Long Dark Bright

Albert Brändli per TRISTE©

Seduto sul davanzale, attendo che il sole cali e la notte, col suo gelido respiro, si faccia strada tra gli spiragli delle porte di casa.

Sono le ore che preferisco, quelle in cui strizzando gli occhi ti sembra di guardare attraverso un caleidoscopio; quelle in cui puoi prepare una calda cioccolata (rigorosamente spruzzata di rum) e non sentirti in colpa.

Basta ciarlare troppo. Devo raccontarvi di un uomo.

JPRiggall_TheLongDarkBrightLui è James. P. Riggall (dove la”P” sta per Pulvirenti) il cui cuore batte talmente “triste” che non vi sembrerà assolutamente vero e che al solo ascolto sarete letteralmente cataputalati nel suo mondo, fatto di aria rarefatta che si insidia e ti lascia dentro un odore di musica che nemmeno un Scotch invecchiato può scrostare.

Nato a Stockton-on-Tees, Inghilterra (e dalle probabili origini italiane), milita nei The Broken Broadcast con cui edita due album (Soya Milk Sea e How Not To Cut A Buffalo) proiettandosi così nella scena Lo-Fi del Regno Unito. Prendendosi una pausa dai The Broken Broadcast, compone il suo primo lavoro da solista The Long Dark Bright, che a differenza dei lavori precedenti lo spinge verso un genere più intimista.

I brani che compongono l’album (10 tracks) sono intrisi di romantica solitudine (We’ve Already Seen The Dead, The Long Dark Bright), quasi a ricordare alla memoria Amore del Tropico dei Black Heart Procession, che puoi ascoltare soltanto se al tuo sofà vi è in aggiunta l’opzione “relax” (con poggiapiedi, per intenderci meglio), ma senza disdegnare l’attitudine prettamente chamber-folk di brani come Oceaneering e Wild Wild Wild che rimandano il tempo a ritroso fino a How Not To Cut A Buffalo quando ancora era il frontman della band.

A chiudere il disco The Long Dark Bright (reprise) coi suoi placidi e miti vocalizzi, quasi a ricordarci che la solitudine di una “luminosa notte al buio”, non è poi così male se da essa ne scaturisce tutto ciò.

A voi l’ascolto.

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