The Magnetic North – Prospect of Skelmersdale

Albert Brändli per TRISTE©

Erano mesi che non riuscivo a scrivere di argomenti che stimolassero la mia fantasia.

Non che la questione “Trivelle SI Trivelle No” sia argomento meno interessante o stimolante, ma adesso a “caso chiuso” posso ritornare a dove avevo lasciato mesi fa.

TheMagneticNorth_ProspectOfSkelmersdale
Prospect of Skelmersdale è il nome che The Megnetic North hanno dato al loro secondo lavoro, uscito dopo quattro lunghi anni dal precedende Orkney: Symphony of The Magnetic North, per l’appunto datato 2012.

Per chi ancora non li conoscesse, The Magnetic North sono un trio shoegaze/post-rock formatosi a Londra nel 2011, i cui membri non sono certamente sconusciuti ai “critici dalle grandi orecchie” . Hannah Peel (Irlandese, compositrice), Gawain Erland Cooper (Scozzese, Erland & the Carnival), Simon Tong (Inglese, ex The Verve, Blur, The Good, the Bad and the Queen).

Prospect of Skelmersdale è uno di quei dischi che ascolti e a cui non sai immediatamente dare una collocazione stilistica. Con molta maestria si districa magicamente tra vari generi, passando dal folk al dream-pop, dal post-rock allo shoegaze. Trascendentale e a tratti intimista [ndr] il disco prende il nome dalla cittadina che ha dato i natali a Simon Tong. Intervistasto, Tong dichiara che ad ispirarlo siano state le immagini impresse nella sua memoria  della gente e dei luoghi  in cui è cresciuto.

Skelmersdale è una cittadina del Lancashire, dove attualmente ha sede una scuola di Meditazione Trascendentale tra le  più importanti del globo. Jai Guru Dev (sanscrito), brano che apre il disco, altro non è che un saluto, un  ringraziamento, che tradotto in italiano diventa “rendiamo grazie alla GURU DEVA”.

Il disco si spinge poco oltre i 42 minuti. Minuti che si dividono in 12 tracce, tra le note di chitarre folkeggianti e drum-machine (Pennylands, A Death in the Woods, Exit), fiati e archi che rimandano un po’ a quei luoghi in cui la magia si palesa e diventa musa ispiratrice (Sandy Lane, The Silver Birch, Northway Southway), passando poi per il dream-pop (Signs, Remains of Elmer) e ritornando ancora una volta al folk (Cergy-Pontoise)  con il risultato di un lavoro che appare come una formula non troppo ordinata ma di infinita carica emozionale.

A chudere il disco un pianoforte  accompagna la voce della Hannah in Run of the Mill, cover del brano di George Harrison.

– Altro da aggiungere?
– No, se non  il consiglio di ascoltare Prospect of Skelmersdale a luci soffuse, sicuro che non sarà (certamente) l’unica volta che lo farete.

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