MAKAI @Opera Commons – Catania, 12/11/2016

makai_creativecommonsSara Timpanaro per TRISTE©

Il resoconto dei miei primi giorni a Catania, la mia nuova e ritrovata città, è positivissimo.

Dalla fine di Ottobre i miei occhi hanno goduto di bellezza/bruttezza, la mia pelle di calore/pioggia, la mia pancia di cibo-cibo-cibo e buon vino/gastrite, il mio cuore di amici e famiglia (con il giusto grado di solitudine che non guasta mai), e le mie orecchie di ottima musica.

Anche con tutti i suoi difetti, Catania è una città che inevitabilmente arriva dritta dove deve arrivare: ti fa innamorare per davvero, perché come in quasi tutte le storie d’amore ciò che apprezzo di più è quel meraviglioso conflitto che esiste tra ciò che credi di amare e ciò che credi di odiare.

E’ inevitabile, non esiste un posto perfetto, una persona perfetta, una situazione perfetta. Esistono difetti e pregi che rendono qualcosa o qualcuno perfetto, secondo ciò che stiamo cercando ovviamente.

E’ stato bello poter tornare dai ragazzi di Opera Commons, un angolo di paradiso in una delle artiere del cuore etneo dove all’interno del suo spazio hai la sensazione di stare a casa di amici, spinta dalla curiosità di ascoltare MAKAI.

Sono andata lì “senza memoria e senza desiderio” per citare Bion, ma per farla breve impreparatissima: conoscevo ben poco dell’artista che avrebbe calcato il palco.

Appena varcata la soglia della sala live, non ho potuto fare a meno di lasciarmi trasportare dai suoni e dalla reale sensazione di essere tra le onde del mare. Mi sono lasciata cullare dalle note che galleggiavano tra la melanconia e l’elettronica più scarna.

MAKAI non è solo un progetto, ma un processo in divenire (per citare testualmente le info sulla pagina Facebook). E questo processo ha portato al primo EP, Hands, bellissimo lavoro che racconta di un naufragio. Inevitabile il legame con il mare quando cresci al sud, ed inevitabile è pure subire il fascino delle melodie di MAKAI, così come degli elementi sonori che, nonostante le diversità, creano un equilibrio genuino e puro.

La voce sofisticata e malinconica di Dario Tatoli, in contrasto con gli elementi elettronici, crea un mix seducente al quale è difficile non lasciarsi andare esattamente come quando ti sdrai sull’acqua per fare il “morto” e fissi il cielo.

Alla fine del live il giovane cantautore ha regalato al pubblico anche un brano nuovissimo, Clara, eseguito solo voce e chitarra, come a voler salutare in modo intimo e affettuoso un pubblico rimasto appagato dalla performance.

MAKAI è stata una vera e propria scoperta per queste orecchie insaziabili di musica, e non posso fare a meno che consigliarvi di ascoltarlo.

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