Cate Le Bon – Rock Pool

catelebon_rockpoolVieri Giuliano Santucci per TRISTE©

Se c’è una cosa che non sopporto sono quei gruppi smaccatamente “retromani” che non riescono a staccarsi di un centimetro da riferimenti (seppur di massimo rispetto) di molti anni addietro.

Certe cose hanno avuto un senso proprio perchè nate in determinati contesti e periodi. E un artista deve, a mio avviso, essere in parte anche interprete dei propri, di tempi.

E poi c’è Cate Le Bon.

Già, la mia amata Cate. Sicuramente per lei devo fare un’eccezione. Infatti è troppo evidente il suo pescare a piene mani negli anni ’60/’70, tra le spigolature di un certo psych rock da un lato e l’atteggiamento distaccato e un po’ “femme fatale” in stile Nico (anche se è difficile fare questo accostamento) dall’altro.

I richiami sono molti e spesso ben evidenti, soprattutto negli ultimi lavori della cantautrice gallese (vedi anche la non perfettamente riuscita collaborazione con Tim Presley). Ma allo stesso tempo Cate Timothy è in grado di risultare originale.

Sarà perchè, tra le varie “retromanie”, Cate risulta un unicum nel panorama attuale. O forse perchè nel suo modo di fare è percepibile una certa ironia, un non-crederci-fino-in-fondo, che la rende al tempo stesso credibile e, in questo sì, contemporanea.

E poi c’è la musica. Fatta di atmosfere dissonanti e vagamente ansiose (fidatevi, so riconoscere i miei simili) a supporto della voce di Cate, a volte profonda altre quasi squillante. Come fosse al di fuori del tempo e del senso, la Le Bon costruisce un Surrealist Rock (ho controllato: credo di aver coniato qui, per primo, questa nuova inutile etichetta) sempre piacevole e, a volte toccante.

Se il culmine è stato forse raggiunto con la splendida Are You With Me Now? contenuta in Mug Museum del 2013, il lato “sentimentale” di Cate torna ciclicamente fuori. E infatti questo suo nuovo EP, Rock Pool, si chiude con la bellissima I Just Wanna Be Good. E come non potresti, Cate.

Rock Pool è una piccola raccolta di 4 pezzi non inseriti nell’ottimo (e ingiustamente poco considerato) Crab Day, album dello scorso anno che vi avevamo raccontato qui. Ed è evidente sin dal pezzo che apre il disco, Aside From Growing Old, la linea diretta che collega le canzoni di questo EP con il suo lavoro del 2016.

Ora però non fatevi prendere anche voi da qualche tipo di retromania: non tutti se lo possono permettere.

E di Cate Le Bon ce n’è una sola.

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