Cate Le Bon – Crab Day

Sono in ritardo. Sono sempre in ritardo. Non che io sia una persona ritardataria. Anzi. Faccio di tutto (e riesco quasi sempre) ad essere perfettamente in tempo. Il problema è che inizio a prepararmi tardi. O rimando fino all’ultimo secondo le cose.

Fossi come il mio amico Giacomino, non sarebbe un problema: prenderei il ritardo con leggerezza e non mi preoccuperei. Io invece lo vivo male. E mi ammazzo per riuscire a rispettare le scadenze.

Questa volta però, non ce l’ho fatta.

CateLeBon_CrabDaySì, perchè per i miei gusti (e per gli standard di TRISTE©) di questo disco vi avrei voluto parlare almeno 2/3 settimane fa, quando la bravissima Cate Le Bon ha fatto uscire il suo quarto album, Crab Day.

Il mio “amore” (anche senza virgolette) per la cantautrice gallese è talmente grande che mi accorgo di avere un bias positivo che difficilmente riesco a sopprimere (mi chiedo se bias sia una parola di uso comune. Nel caso, dete un’occhiata qui)

Certo è che anche questo nuovo lavoro di Cate Timothy (questo il suo nome all’anagrafe) è un nuovo piccolo capolavoro, che segue il bellissimo Mug Museum uscito tre anni fa. Sicuramente il giorno del granchio (“è un’antica festa”, “è una nuova festa”, “non è affatto una festa”) ha meno pezzi che carezzano le orecchie come la splendida Are You With Me Now? del precedente disco. Ma di cose interessanti ce ne sono in abbondanza.

Prendendo spunto da quella che sicuramente è una sua tendenza (presente già in Mug Museum), Cate sposta l’ipotetico arco temporale dei suoi componimenti intorno alla fine degli anni ’70.

Come già successo con la recente esperienza dei DRINKS nel disco Hermits On Holiday (non riuscitissimo, a dire il vero), i pezzi si fanno sempre più spigolosi e “stralunati”. Verrebbe da scomodare i Talking Heads. E non è un accostamento azzardato se sentiamo la title track o la bellissima Find Me, vera chicca di questo album.

La cosa bella di Cate Le Bon è la sua capacità di mescolare una voce straniante (un po’ alla Nico, ma meno profonda), con atmosfere e testi pieni di gusto per l’assurdo. Una artista dallo spirito Dada che guarda profondamente al passato pur riuscendo a rimanere ben ancorata alla contemporaneità musicale.

Se il primo singolo, Wonderful, o la altrettanto incalzante We Might Revolve sono in grado di entrare in testa già dal primo ascolto, Crab Day è un album che, specialmente per chi conosce l’artista gallese da tempo, ha forse bisogno di più passaggi per essere digerito.

E soprattutto per essere apprezzato in tutta la sua ricchezza e raffinatezza, fatta di piccole citazioni e richiami che, seppur evidenti, non coprono le peculiarità di Cate, che ci saluta con la conclusiva What’s Not Mine, il pezzo dove in modo più marcato, seppur abilmente nascosto, si intravede un richiamo alla melodia pop.

Forse non sarà facile apprezzare questo disco al primo ascolto. Però prendetevi un po’ di tempo. Non fate come me. Non fate le cose di corsa.

E vedrete che sarà tutto più bello.

 

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2 thoughts on “Cate Le Bon – Crab Day

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