Emma Russack & Lachlan Denton – Keep On Trying

keep on tryingFrancesco Amoroso per TRISTE©

Lo so che sembra una frase fatta, però è proprio vero che può capitare di trovare la bellezza dove meno te l’aspetti.

Anzi oserei dire che è molto più probabile trovarla in luoghi e situazioni dove eri proprio sicuro che non l’avresti mai trovata. Suppongo sia una questione di aspettative: è più difficile rimanere soddisfatti da qualcosa o qualcuno quando si hanno grandi aspettative, mentre si possono avere grandi sorprese quando non ci si aspetta molto.

Accade con le persone e accade anche con la musica.

A me succede spesso. Ascolto una enorme messe di album, quasi quotidianamente, e, nella maggior parte dei casi, so già più o meno cosa aspettarmi. È quasi statisticamente inevitabile che solo una piccola parte di ciò che ascolto mi entusiasmi veramente, ma non è mai un problema: a volte ci si accontenta anche di un ascolto piacevole e disimpegnato.

È stato con quest’animo che, durante l’estate, mi sono approcciato al secondo album nato dalla collaborazione tra gli australiani Emma Russack e Lachlan Denton. Conoscevo i lavori solisti della prima e li avevo sempre apprezzati e conoscevo anche i numerosi e piacevoli album di The Ocean Party, la band (indie pop?) di Denton. Dal connubio tra i due artisti era anche nato, solo pochi mesi prima, un primo album, When It Ends, che avevo ascoltato con piacere, senza rimanerne particolarmente colpito.

Nell’iniziare l’ascolto di Keep On Trying, quindi, sapevo piuttosto bene cosa aspettarmi: canzoni folk pop, malinconiche e semplici, orecchiabili e di piacevole fruizione. E, invece, le dieci canzoni che compongono l’album (otto brani originali e due cover di brani piuttosto oscuri) sono state un’autentica rivelazione.

La bellezza che si nasconde dentro la semplicità, che si trova dove e quando meno te l’aspetti, appunto. Che entrambi gli autori fossero capaci di comporre brani di spessore e di imbastire una buona melodia era cosa a me nota, ma stavolta i due si sono superati: nelle loro brevi canzoni (solo tre superano i tre minuti di durata) Emma e Lachlan riescono a mostrare il lato meno in luce e più e malinconico della vita senza ricorrere ad alcun artificio o a facili scorciatoie emozionali.

Si permettono, anzi, di suonare ottimisti e pieni di speranza,con le loro voci calde, che siano carezzevoli (quella della Russack) o più energiche (quella di Denton), con melodie semplici ma incredibilmente coinvolgenti e un pianoforte sempre presente, in maniera discreta ma decisiva. L’album, che colpisce sin dal primo ascolto grazie alla sua piacevolezza e al suo understatement, cresce con ogni nuovo ascolto, rivelando, a una a una, tutte le proprie perle: l’apertura di Never Know How, coinvolgente numero folk, cantata con trasporto da Emma e puntellata dal piano di Lachlan, la title track, country pop carezzevole e nostalgico, dal ritornello di adorabile ingenuità (“I Just Keep On Trying To Find A LIfe That Fits”), la brevissima e esultante Being With You che mescola sapientemente sonorità country con il Dunedin sound, le due cover Take Your Time e On The Beach, che si amalgamano alla perfezione ai brani originali e lo scintillante terzetto finale che si apre con il brano meglio riuscito dell’album, I’m Right Here, canzone straordinaria nella sua semplicità (“If you need space I’ll give it to you/If you need me near/Well I’m right here/ No no I don’t have a clue/But I can listen/And I’m sincere“) dallo sviluppo trascinante, che ha un suono così a là Go Betweens da rimanerne innamorati da subito e per sempre, prosegue con la calda e cullante The Heatwave (Eloise) e si conclude con la nervosa e rockeggiante I’ll Be The Rock cantata da Denton in un convincente tono acuto. Canzoni semplici e sincere, che vanno dritte al cuore. Come piacciono a me.

Narrano le leggende come l’album sia stato inciso e masterizzato in un solo giorno, a casa di Lachlan, in compagnia di due fidati collaboratori (e non si stenta a crederlo, visto che, nella prima parte del 2018, Denton ha inciso oltre ai due album con la Russack, anche un lavoro solista di ottima fattura).

Non solo, quindi, come si diceva all’inizio, la bellezza si trova dove meno ce la si aspetta, ma a volte sgorga anche spontanea e senza sforzo apparente.

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