Belle And Sebastian – A Bit Of Previous

Francesco Amoroso per TRISTE©

Now we’re old with creaking bones/
Some with partners some alone/
Some with kids and some with dogs/
Getting through the nightly slog

(Young And Stupid)

Nell’estate del 1997, il proprietario di Screamadelica (un po’ l’omologo pescarese del romano Just Like Heaven), dopo aver ascoltato a lungo e condiviso le mie entusiastiche elucubrazioni su If You’re Feeling Sinister, mi offrì sottobanco – assolutamente gratuitamente, da appassionato ad appassionato – quasi fosse una sostanza proibita, una cassetta registrata in maniera decisamente approssimativa di Tigermilk, vinile d’esordio dei Belle And Sebastian, stampato l’anno precedente (pochi mesi prima di If You’re Feeling Sinister) in sole mille copie dalla Electric Honey (etichetta  discografica in-house dello Stow College di Glasgow).
All’epoca quell’album era assolutamente introvabile – e, ancora oggi, il valore di uno dei vinili originali si aggira intorno alle ottocento sterline – e riuscire anche solo ad ascoltarne le canzoni, attraverso quella che risultò essere una copia di una copia di una copia – con i problemi di fedeltà che questo inevitabilmente comportava – era davvero un privilegio. Una esperienza che poteva farti sentire parte di una setta segreta, di un piccolo culto devoto a una band che faceva della gentilezza, dei sentimenti e, soprattutto, della melodia, il proprio credo.

Sono passati ormai venticinque anni, nove album in studio, una storia di successi – forse inattesi anche dalla band – e qualche cambiamento di personale (con il doloroso – almeno per noi fan – addio di Isobel Campbell e Stuart David), eppure, come accade sempre, l’arrivo del nuovo album, A Bit Of Previous, non può che regalarmi un brivido.

Il travagliato periodo che ha attraversato il mondo negli ultimi due anni ha portato anche i Belle And Sebastian a stravolgere i propri piani per questo decimo album in studio. Così quello che doveva essere un lavoro registrato nella solatia California, si è trasformato, per necessità, nel primo album inciso a Glasgow – e interamente prodotto dalla band – da Fold Your Hands Child, You’re Walking Like a Peasant del 2000.
Tuttavia se con queste premesse sarebbe stato lecito attendersi un ritorno al passato, nelle sonorità e nei contenuti, A Bit Of Previous continua nell’opera di “universalizzazione” del suono degli scozzesi, già iniziata da tempo e culminata con Girls In Peacetime Want To Dance e con il successivo How To Solve Our Human Problems, tanto che le suggestioni sonore che rimandano a quei due album (Talk To Me, Talk To Me, Reclaim The Night, Prophets On Hold, If They’re Shooting At You) sono decisamente più numerose rispetto ai brani che richiamano il loro glorioso passato twee pop di derivazione sixties (Young And Stupid, Do It For Your Country, Sea Of Sorrow).

Eppure – sebbene Stuart con il suo solito ironico candore abbia twittato il giorno dell’uscita dell’album: “How to listen to our new lp if you are an established fan: Have a drink Understand it’s not Sinister, Tigermilk or Arab Strap Understand we can’t take you back to those days and the way you felt then Listen to one track, maybe track 5. That’s enough for today” – anche A Bit Of Previous è un album che si rivolge a coloro preferiscono la gentilezza alla forza, a quelli che avevano una vaga paura di essere bullizzati a scuola, a coloro che preferiscono leggere un libro piuttosto che ubriacarsi con gli amici, a coloro che, magari nonostante l’età, ancora arrossiscono in presenza del loro interesse amoroso. Stuart e soci riescono ancora a risultare credibili (“Give a chance to the old/ Set the record straight on the welfare state/ Give a chance to the young/ Everyone deserves a life in the sun“) agli occhi dei timidi, dei sognatori, di quelli che amerebbero ballare, ma che non trovano mai il coraggio di farlo in pubblico, agli occhi degli adolescenti in difficoltà, nonostante il tempo sia inesorabilmente passato e le sonorità si siano fatte più spavalde.

Nelle note di copertina di A Bit of Previous – copertina che cambia, in maniera piuttosto irritante per ogni appassionato che si rispetti, a seconda del formato – Stuart Murdoch spiega che il titolo ha a che fare con il fatto che saremmo potuti essere qui prima e che, di conseguenza, dovremmo trattare le persone che non conosciamo con cura e rispetto, perché potremmo averli già incontrati in qualche precedente incarnazione. Ha a che fare con il buddismo, pratica alla quale Stuart si è avvicinato ormai da qualche tempo, ma anche con un’idea della vita di cui la band di Glasgow si è fatta da tempo portavoce: un atto di gentilezza, un abbraccio, una parola di conforto non deve essere negata a nessuno.

Da sempre i Belle And Sebastian sono stati gli alfieri della condivisione, hanno proclamato l’utilità di avere una rete di connessioni per superare difficoltà e momenti difficili: una band di sette elementi, tanti collaboratori, copertine degli album nelle quali compaiono membri della band, amici, sconosciuti, concerti durante i quali il pubblico è invitato a ballare sul palco, il tutto a formare una vera e propria comunità unita da uno spirito comune e un comune sentire.

Nascono da questa attitudine, mai intaccata, neanche dal tempo, Do It For Your Country (la traccia cinque dell’album…), una tranquilla storia di speranza, incoraggiamento e superamento dei dubbi su se stessi (“The world is just a game Something made of clay/ But you are the great creator/ So banish all your fears, grab it by the ears/ Love and other things of beauty reign“) , guidata dalla chitarra acustica, Prophets On Hold, che magnifica le virtù di una semplice telefonata a un amico per aiutarlo a sistemare le cose (“Can I call you sometime?/ Talk it out on the phone/ We don’t have to be lovers/ We could be less alone“), Reclaim The Night (scritta e cantata da Sarah Martin), che, tra tastiere scintillanti e drum machine, racconta una storia di stalking e rivendica il diritto delle donne a sentirsi sicure anche di notte (“Reclaim the night, don’t lose another“), il grido di aiuto, disperato eppure tenero, di Talk To Me Talk To Me (“Confusion is trying to take a hold of me/All I wanted was peace inside a sanctuary/I lived my life so desperate to be in control/Scared of getting hurt again/But now I realise it’s all for nothing/All for nothing!“) e l’inno al calore familiare If They’re Shooting At You (“All I want is for a bit of peace/A nice warm house and for my family/To take me back because you know I miss them/Miss my boys, I miss their mother, I’ll kiss them“).

Il vorticoso violino folk che si muove intorno al brano di apertura Young and Stupid, che oscilla tra l’invettiva contro le sciocchezze della gioventù e l’esaltazione della stessa, libera dalle fastidiose realtà della vita adulta, le tastiere e i riff di chitarra di A World Without You (di nuovo cantata da Martin), con il suo suggerimento di lasciarsi alle spalle tutti i problemi e correre verso il tramonto, il walzer di Deathbed Of My Dreams (con la voce di Stevie Jackson), il pianoforte e i rimandi jazzy di Come On Home, l’armonica scatenata di Unnecessary Drama, conferiscono alle sonorità di A Bit Of Previous colore e calore, che, insieme alle voci sempre morbide, affettuose ed emozionanti di Stuart Murdoch e Sarah Martin in primissimo piano, i numerosi passaggi uptempo e gli arrangiamenti a tratti opulenti, ci dicono, che la musica dei Belle And Sebastian è, oramai, senza la necessità di alcun suffisso o prefisso, puramente pop music.

Stuart Murdoch mi ha raccontato che per lui il lockdown non è stato un periodo troppo difficile, abituato come è sempre stato – sia a causa della sua sindrome da fatica cronica, sia per il fatto di avere figli molto piccoli – a stare in casa, ma che gli è stato sempre ben chiaro che per tanti, magari costretti a stare chiuse in un piccolo monolocale o alle prese con problemi personali, è stato un momento davvero difficile e pieno di paure. Nasce forse anche da questa dicotomia, pur senza voler fare in alcun modo del paternalismo, la voglia di offrire una prospettiva, una mano, un po’ di umanità in un frangente nel quale ogni aiuto dovrebbe essere ben accetto: ““Once you are happy and you know yourself/ Peace can come in your heart/ You can make a new start”.

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