Shoestrings is Mario and Rose Suau, a husband and wife duo, from the northern suburbs of Detroit, Michigan. Shoestrings was formed as a true bedroom pop project in the mid-90s when the two were in college. For Mario and Rose, their primary intent for starting a band has always been to write, record, and produce memorable songs with relatable, heartfelt sentiment. The Shoestrings aesthetic is a meticulously-crafted filigree of washy guitars, soft synths, pensive vocals, and thoughtful lyrics.
After releasing their debut album, Wishing On Planes, and appearing on several notable indie compilations, Mario and Rose took a long hiatus to evolve their production skills and to pursue other music projects.
This fall, Shoestrings resurfaced with their long-awaited sophomore album, Expectations. Sonically, the album draws on several genres: indie pop, dream pop, shoegaze, and sophistipop to create their own matured, distinctly sensitive sound. The collection of songs is a delicate and wistful reflection on past events and lessons learned.
The album is released by Shelflife Records (North America), Discos de Kirlian (Europe), and Fastcut Records (Japan) and it’s magnificent!
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Nation of Language – A Way Forward
Francesco Giordani e Francesco Amoroso per TRISTE©
F.G. Carissimo Francesco A.,
ti scrivo perché è successo di nuovo. L’anno scorso furono i Choir Boy. Quest’anno i Nations of Language. Uno dei più intrinsecamente inglesi fra i “generi” musicali, ovvero il synth pop, trova in America una band in grado di iniettare nuova linfa vitale nelle sue fibre sonore logorate dai decenni.
La cosa mi sorprende non poco: in un Regno Unito sempre più intrappolato da demoni e ataviche paure, le giovani indie-band (con qualche più che discreta eccezione, ultima in ordine di tempo i W.H. Lung, per fare un nome) si lasciano sedurre da sbocchi noise-hardcore o arditi avanguardismi con un che di informale/concettuale, eleggendo a spirito guida la più americana (e dissonante) della band post-punk britanniche, vale a dire i Fall.
Come se da quelle parti si fosse smesso di credere nel potere redentivo della grande melodia, nella forza luminosa del grande melodramma pop, nella gloria universale dei ritornelli e delle “arie” scolpite nell’eternità.
Richard Dawson & Circle – Henki
Tiziano Casola per TRISTE©
Proprio l’altro ieri mi trovavo ad un incontro con Edoardo Albinati, lo scrittore, che parlava del suo La Scuola Cattolica, il mattone-capolavoro che gli è valso qualche anno fa il premio Strega.
Si trattava di un evento relativo alla giornata internazionale contro la violenza sulle donne, dunque si parlava degli aspetti del romanzo più consoni all’occasione, che poi del libro sono le tematiche portanti.
Queste però, con i motivi per cui mi piace tanto il disco di Richard Dawson con i Circle non c’entrano nulla.
C’entra invece un altro aspetto del romanzo di Albinati, completamente marginale, ma per me essenziale: il momento in cui l’autore, classe 1956, dovendo parlare dei maschi degli anni Settanta, non può non esplicitare l’ossessione della sua generazione per i Genesis e per il progressive rock inglese.
Alex Pester – Lover’s Leap
Francesco Amoroso per TRISTE©
La gioventù è quel momento della vita di una persona che si colloca tra due momenti fondamentali: l’infanzia e l’età adulta. E’ una definizione vaga e non è possibile stabilire una data d’inizio e una di fine per questo periodo dell’esistenza che, quasi sempre, si rivela decisivo per la formazione della personalità. Una volta i confini erano più chiari, esistevano riti di passaggio che definivano i vari momenti della vita, ma la società moderna, laicizzandosi e diventando sempre più basata sull’individuo, ha progressivamente abbandonato i riti di iniziazione.
Oggi si può essere considerati (o ci si può sentire) giovani fino a cinquant’anni, oppure divenire adulti a venti, a seconda delle circostanze e delle attitudini personali.
E’ per questo motivo che nel raccontarvi di Alex Pester tenterò, per quanto mi è possibile, di usare il meno possibile il termine “giovane”.
(Make Me a) TRISTE© Mixtape Episode 47: Lonny
Born in the mountains, raised in Paris, developing her musical talents in Quebec, Louise Lhermitte chose the pseudonym Lonny to bring her songs to life: it’s a way to celebrate the loneliness she needs to write, and a sort of tribute to Neil Young’s “Loner”.
The twenty-eight years old Louise-Lonny has already traveled a lot, with her guitar and her violin under her arm, solo or in trio, on many different stages: she studied opera singing and viola since her childhood and always knew that she would choose music to express herself. Her first EP (under the name Lonny Montem), was What kind of music do you play?, out in 2017 and sung in English, but, after returning from a duet tour of Quebec with singer Florent Bertonnier, alias Refuge, she decided to write in French. With, for literary references, artists like Yves Simon, Véronique Sanson or Dominique A, and among his bedside books, Les Nourritures terrestres by André Gide.
Her debut album, Ex-Voto will be out on January 21, 2022.




