Chime School – Chime School

Tiziano Casola per TRISTE©

Contrariamente a quando ero ragazzino non provo oggi più alcun interesse nell’andare ad informarmi sulla storia che si nasconde dietro un disco o una band (raccolgo già informazioni precise tutti i giorni per le mie ricerche dottorali, dunque non ne ho alcuna voglia di farlo nel tempo libero), ma ho una sensazione riguardo questo album a nome Chime School.
Andiamo a verificare su Google e… sì, ok, ci ho preso, bene!
Chime School è il progetto solista di Andy Pastalaniec, in passato membro di varie band californiane e via dicendo.
Non c’è nulla di male nel farsi le canzoni da sé, sia chiaro, anzi un tempo questo approccio mi piaceva molto. Solo che, ecco, in un mondo in cui i progetti musicali somigliano sempre più a profili social, riesco solo a desiderare i gruppi, le band.
Le band come ultima traccia di un’epoca senza smartphone, senza prosumer e in cui si suonava più che altro insieme agli altri. Nel bene e nel male, con annesse tutte le litigate e le insoddisfazioni di rito, ma almeno si aveva la certezza di un’interazione.

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(Make Me a) TRISTE© Mixtape Episode 49: David Christian and The Pinecone Orchestra

David Christian and The Pinecone Orchestra (© Anne-Laure Guillain)

After 29 years with British indie/garage/beat/punk/psych-pop collective Comet Gain, singer/mastermind David Christian (Feck) is going “solo”. Under the sun of his new home in the South of France, exchanged for Brexit London, he created a folk-rock album with the kind help of numerous friends on numerous instruments. The LP was made in the middle of the french countryside in a barn/farm owned by Mike and Allison Targett of Heist where along with drummer Cosmic Neman (Zombie/Zombie, Herman Dune) they cut the record with Mike producing and both Targetts adding vocals, pianos etc. Then later, the group of friends known as The Pinecone Orchestra – James Horsey and Alasdair MacLean (The Clientele), Ben Phillipson (18th Day Of May/Trimdon Grange Explosion/Comet Gain), Gerry Love (Teenage Fan Club/Lightships), Anne-Laure Guillain (Comet Gain/Cinema Red And Blue) and Joe-Harvey Whyte (Hanging Stars) – coloured everything in with guitars, vocals, bass, pedal steel etc.. The result is called For Those We Met On The Way and is out now on German label Tapete Records.

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Bedouine – Waysides

Francesco Amoroso per TRISTE©

Così è il passato, quasi sempre, qualcosa che non è più e di cui non rimane che una scia di parole“. E di suoni, aggiungerei, forse presuntuosamente, per chiosare le parole che Héctor Abad Faciolince, scrittore colombiano, spende nell’introduzione al suo delizioso Una Poesia In Tasca.
Una scia di parole e suoni è quello che il passato lascia nella mente, soprattutto, di chi non ha una memoria di ferro.
I ricordi passano, ma le sensazioni, il più delle volte, restano, persistenti e pervasive e a volte guardare al passato e riappropriarsene è l’unico modo per poter andare avanti.

Sono certo che Azniv Korkejian, che ha scelto come nome d’arte Bedouine, abbia condiviso questo punto di vista, quando ha deciso di riprendere in mano e infondere nuova vita a una manciata di canzoni che aveva scritto anche prima del suo album d’esordio omonimo del 2017, ma che, per qualche motivo, non aveva mai pubblicato.

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French For Rabbits – The Overflow

Peppe Trotta per TRISTE©

Le ragioni per cui ci si sente particolarmente legati ad un artista o una band a volte non sono circoscritte al solo fattore musicale. Per ognuno di noi esistono canzoni – ma anche interi dischi – che sono testimonianza indelebile di un frammento di memoria o specchio di interi periodi della vita, associati ad una persona cara oppure rappresentano la colonna sonora di un importante momento di svolta.
Come ho già avuto modo di ricordare in occasione dell’uscita di The Weight of Melted Snow, uno dei tanti motivi che mi rende caro il sound dei French For Rabbits è che il loro esordio sulla lunga distanza è coinciso con il mio debutto alla scrittura per TRISTE©.

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Grand Drifter – Only Child

Francesco Amoroso per TRISTE©

It’s Ok To Cry.

A volte, ascoltando un album, ho la sensazione che, con un po’ di concentrazione, riuscirei a indovinare con una certa accuratezza la collezione di dischi del loro autore, purché, naturalmente, le canzoni e gli arrangiamenti rispecchino in maniera genuina e sincera l’animo di chi le ha scritte.

Se dovessi fare un esperimento del genere con artisti (?) mainstream e superprodotti, tutt’al più, potrei capire a quali fonti hanno deciso di attingere, quale genere o filone musicale vogliono seguire, ma dubito che comprenderei i loro personali gusti musicali, le canzoni che fanno battere il loro cuore.
Con un artista come Andrea Calvo, in arte Grand Drifter, invece, sono convinto che difficilmente potrei sbagliarmi.

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