
Francesco Giordani per TRISTE©
Hey, kid, now you’re part of a team
In a new kind of a colourful dream and there’s
A whole world in the palm of your hand
‘Cause a dreamer gives what a dreamer can
And you feel a force ten coming on strong
And a strong sense that it can’t go wrong
And it’s a fine line, but you’re getting it right
On the first day of the rest of your life
Canta così il dublinese Conor O’Brien in The First Day, sontuoso, a tratti abbacinante, vestibolo sonoro messo a guardia del suo quinto opus discrografico, Fever Dreams, che esce in questi giorni per Domino. Ti senti come un fiocco di neve, come un lampo di luce, come una pioggia leggera, come una dolce rima, prosegue l’Irlandese, nel primo giorno della vita che ti rimane, alla lettera. E proprio mentre, guardandosi attorno, non si può evitare di convenire con un simile, poeticissimo (e in fondo così irlandese) dettato, ecco che ci si accorge che O’Brien ci ha elegantemente messi spalle al muro anche stavolta. Quattro minuti appena gli sono stati sufficienti.
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