Francesco Amoroso per TRISTE©
Quando ascolto band composte da giovanissimi che hanno come riferimento sonorità di epoche precedenti alla loro nascita, rimango sempre un po’ spiazzato.
Eppure non è una cosa così inusuale. Nella seconda parte degli anni ottanta, per esempio, i ventenni che si affacciavano sui palcoscenici di tutto il mondo avevano spesso come riferimento e ispirazione i suoni di venti anni prima e, allo stesso modo, non è infrequente – anzi negli ultimi tempi è diventato quasi scontato- che, impugnando una chitarra, il riferimento immediato sia il post-punk dei primi anni ottanta. Eppure sono passati quaranta anni e questi musicisti non erano neanche nati quando i Fall, i Wire, i Cure o i Joy Division erano all’apice delle loro carriere.
Evidentemente le cose vanno così e al fatto che i ventenni -alcuni ventenni, quelli, dal mio punto di vista, più accorti e talentuosi- abbiano molti dei miei stessi punti di riferimento, devo farci l’abitudine. Non so se questo mi faccia sentire un vecchio rimbambito che tenta di tenersi al passo con le mode, un nostalgico, cui il tempo, pian piano, sta dando ragione, oppure un supergiovane (® e™) che si aggira orgoglioso e a testa alta (ma un po’ ridicolmente) in un mare di ragazzi che potrebbero essere suoi figli. Ma, in fondo, questo conta poco.
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