Hotel Lux – Hands Across The Creek

Francesco Giordani per TRISTE©

Parlando di Gaz Coombes mi ero un po’ (un po’ tanto…) fatto prendere la mano da fanciullesche nostalgie anni Novanta.
A distanza di qualche settimana, mentre curvo sulla tastiera m’ingegno a mettere in fila le parole della recensione triste di Hands across the creek, ovvero il brillante esordio dei sud londinesi (d’adozione) Hotel Lux, il pensiero corre verso altri anni; gli immediatamente successivi, eppure così diversi, anni Duemila.

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Anna B Savage – in|Flux

Francesco Amoroso per TRISTE©

At lunchtime I bought a huge orange—
The size of it made us all laugh.
I peeled it and shared it with Robert and Dave—
They got quarters and I had a half.
And that orange, it made me so happy,
As ordinary things often do
Just lately. The shopping. A walk in the park.
This is peace and contentment. It’s new.
The rest of the day was quite easy.
I did all the jobs on my list
And enjoyed them and had some time over.
I love you. I’m glad I exist.

(Wendy Cope – The Orange)

Fino a qualche giorno fa non avevo mai sentito parlare di Wendy Cope. Poi una breve citazione in un brano del secondo album di Anna B Savage, che condivide il nome proprio con la poesia in esergo, mi è bastato per aprirmi un mondo.
La poesia è spesso percepita come una forma letteraria ostica e antiquata, fatta di parole difficili, metafore oscure e argomenti dolorosi e pesanti. Wendy Cope, invece, dimostra con le sue liriche dell’ordinario, con le sue frasi dirette e i suoi sentimenti semplici che, come tutte le forme d’arte, anche la poesia può essere fruibile e universale.
Non credo che la citazione di Wendy Cope da parte di Savage sia casuale perché ciò che la poetessa del Kent è riuscita a fare con la poesia, la londinese trapiantata a Dublino, Anna B Savage, riesce a fare con la musica.

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The Tubs – Dead Meat

Tiziano Casola per TRISTE©

Come si costruisce un album indie rock? La risposta dovrebbe essere suonando come si vuole, seguendo l’istinto o qualche linea di condotta etica-estetica possibilmente strampalata, producendo il disco con mezzi di fortuna, ma soprattutto non badando a nessun giudizio altrui su come farlo correttamente.
Certo, come no!
Sarebbe bellissimo, ma la verità è che non funziona così. Suonare spontanei è già di per sé complicato, figuriamoci suonare pure “indie”.

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Bailey Miller – love is a dying

Francesco Amoroso per TRISTE©

Gli eccessi alimentari, soprattutto se caratterizzati dall’assunzione di una grande quantità di cibi insalubri, zuccheri e calorie, tendono a stimolare un aumento dell’insulina e del deposito di grassi nel nostro organismo. Come rimediare? La soluzione è riequilibrare il nostro organismo con un’alimentazione sana inserendo nel nostro menù alcuni alimenti semplici e non lavorati. Di seguito daremo alcuni consigli su come ottenere rapidi risultati grazie a un digiuno depurativo che non consiste in un vero e proprio digiuno drastico bensì in una dieta a base di folk essenziale e minimale basato esclusivamente sull’uso della voce e di pochi strumenti. Tale cura permetterà all’organismo di eliminare tutte le tossine accumulate in giorni e giorni di stravizi tra orchestrazioni eccessive, canzoni urlate, eccessivamente drammatiche e ruffiane e brani trasgressivi che finiscono per scandalizzare gli ultraottantenni, ma solo quelli bigotti.

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Yo La Tengo – This Stupid World

Francesco Amoroso per TRISTE©

Insieme a te non ci sto più
Guardo le nuvole lassù
Cercavo in te
La tenerezza che non ho
La comprensione che non so
Trovare in questo mondo stupido

(P. Conte)

You know things are bad when they’re coming to me for answers“.
(Joe)

Idiocracy è un film demenzial-distopico, nel quale si racconta dell’anno 2505, un futuro dove, a causa della maggiore prolificità delle persone stupide, il livello di intelligenza medio degli uomini raggiunge livelli talmente bassi da mettere a rischio la sopravvivenza del pianeta e del genere umano.
Dubito che gli Yo La Tengo si siano ispirati a questo capolavoro profetico (forse solo un tantino ottimista: di questo passo il 2505 arriverà nel 2025…) o, ancor meno, alle magnifiche parole che Palo Conte scrisse per Caterina Caselli nel lontano 1970. E’ più probabile che, per trovare un titolo al loro sedicesimo album (se si contano solo quelli di materiale originale)  Ira Kaplan, Georgia Hubley e James McNew, abbiano dovuto semplicemente guardarsi un po’ intorno, magari limitandosi ad accendere la televisione. 

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