Nilüfer Yanya – Painless

Francesco Giordani per TRISTE©

Non sono affatto poche le uscite discografiche che, in questi ultimi due mesi, sono andato appuntando nel mio fedelissimo taccuino di diarista dell’ascolto. Di molte di esse le spesso soverchianti e più prosastiche impellenze della vita mi hanno impedito di dire e scrivere come avrei voluto, ahimè.
I nomi che ritrovo trascritti in agenda vanno dalla big music di ritorno dei Palace del notevole Shoals (un po’ Maccabees, un po’ Sigur Ròs, un po’ Waterboys era This is the Sea, un po’ anche Jeff Buckley), al soft (power) rock dei Blossoms di Ribbon Around The Bomb – che regalerà una mezz’ora di vitale contentezza tanto ad orecchie già estimatrici di America e Supertramp quanto a più fini palati devoti alla Electric Light Orchestra (via MGMT…).

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Sasami – Squeeze

Carlotta Corsi per TRISTE©

Per quanto corra via, lontano lontanissimo, la musica sarà sempre quella in grado di portarmi a casa ancora, per mano, come si tiene un bambino in preda ad una crisi di pianto mentre si asciuga le lacrime con il braccio, urlando a squarciagola.

Non sento quasi più nulla, di questi giorni, mi pare di perdere sempre di più il contatto con le cose e le persone, ma su Call Me Home di Sasami ho sussultato e finalmente, i miei occhi secchi si sono di nuovo bagnati.

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Kathryn Joseph – For You Who Are The Wronged

Peppe Trotta per TRISTE©

Il dolore sa essere un innesco prepotente capace di scardinare qualsiasi forma di resistenza applicata alla necessità di raccontare, di affrontare se stessi e offrirsi agli altri. Ne è ben consapevole Kathryn Sawers la cui carriera musicale – che sarebbe potuta iniziare ben prima – ha preso l’avvio proprio a partire da un momento di rottura, da quella che è l’assenza più difficile da accettare per una madre. Assunto come cognome d’arte il nome del figlio perduto, l’artista scozzese ne ha affrontato la morte condensando i suoi sentimenti in un disco d’esordio intenso – premiato nel 2015 come Scottish Album Of The Year – incentrato sul connubio essenziale di voce e pianoforte.

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Barzin – Voyeurs In The Dark

Francesco Amoroso per TRISTE©

Credete sia possibile scindere l’arte dall’artista che la crea? Che si possa ammirare un dipinto di Picasso pur conoscendone il suo atteggiamento nei confronti delle donne? Che si possa continuare ad adorare l’opera degli Smiths, pur consci delle posizioni politiche prese da Morrissey negli anni più recenti? Che si possa continuare a considerare Kevin Spacey un grande attore, nonostante le accuse molto gravi che gli sono state rivolte?
L’operazione di separare il prodotto artistico dal suo produttore è diventata, negli ultimi anni, sempre più complessa e rileggere l’opera di un artista alla luce delle mancanze e dei difetti del suo autore sembra ormai quasi una necessità (non è neanche infrequente leggere che questo o quel musicista rock fosse un grande artista NONOSTANTE facesse uso di droghe…).
Non è facile prendere una posizione netta su questa questione e mi capita sempre più spesso di sentirmi in difficoltà ad apprezzare l’opera di qualcuno che umanamente detesto.

Per fortuna, poi, esistono artisti come Barzin.

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Chris Brain – Bound To Rise

Francesco Amoroso per TRISTE©

Negli ultimi mesi, su queste pagine virtuali – ma anche su quelle reali e tangibili della rivista musicale con cui collaboro – mi sono occupato di alcuni album che hanno avuto una grande risonanza mediatica e un notevole riscontro commerciale e che, probabilmente, lasceranno un segno nelle cronache musicali del 2022 (e, magari, qualcuno di loro, sarà ricordato anche negli anni a venire).
Questo ha comportato che, nell’analizzarli, dovessi tenere conto oltre che dell’aspetto strettamente musicale e artistico degli stessi, anche del loro rapporto con la cultura, la società e le tendenze entro le quali queste creazioni artistiche sono state prodotte.
Non me ne lamento, ma mi sento più a mio agio quando posso concentrarmi sulla musica e sulle sensazioni che essa suscita in me. In fondo non sono altro che un appassionato di musica e ho titolo solo per tentare di trasmettere, attraverso le parole, ciò che la musica mi fa provare.

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